HECTOR BERLIOZ:
Ouverture "Waverley", op. 1
Les Nuits d'été, op. 7
Harold en Italie op. 16

Sophie Koch, mezzosoprano
Sabine Toutain, viola

Orchestre national de France
Sir Colin Davis, direttore

Venezia, Teatro La Fenice, 7 novembre 2009

Si è conclusa lo scorso 7 Novembre, con un concerto interamente dedicato ad Hector Berlioz al Teatro La Fenice, la rassegna dedicata alle origini del romanticismo musicale francsese promossa dal Centre de Musique Romantique Française inaugurato lo scorso Ottobre presso il Palazzetto Bru Zane a Venezia. Il concerto, prodotto in collaborazione con il Teatro La Fenice e l'Opéra Comique è stato diretto da Sir Colin Davis alla testa dell'Orchestre National de France. La presenza sul podio di uno dei massimi interpreti di Berlioz, ha degnamente concluso un ciclo che ha proposto, oltre all'eccellenza degli interpreti, un significativo compendio della storia del gusto e dell'estetica musicale che hanno determinato la nascita della scuola sinfonica francese, l’emergere del salon romantique e la rivoluzione dell'opera in musica tra il 1780 e il 1830. Un autentico viaggio musicale che ha avuto in Gluck il suo punto di partenza ed in Berlioz il suo approdo finale.

L'ottantaduenne maestro Colin Davis si è guadagnato una reputazione di grande interprete di Berlioz, proponendone fin dagli anni Sessanta una rivalutazione critica di tutto il catalogo delle opere, quando in repertorio c'era a malapena la Sinfonie Fantastique. Sono seguiti cinquant'anni di frequentazione continua tra il direttore inglese e la musica di questo compositore eccentrico, stravagante, anticonvenzionale ma imprescindibile per comprendere il senso del romanticismo musicale, non solo francese. Da molti considerato il padre della "musica a programma", in realtà nelle sue opere si riscontra un'urgenza narrativa per la quale evidentemente i mezzi timbrici e sintattici a sua disposizione all'epoca erano ancora insufficienti. Da qui il suo allontanamento dalle forme classiche, la sua estrema chiarezza al limite del naif e la sua abilità nell'esprimere suggestioni anche le più selvagge ed inconsuete. In altre parole Berlioz era nemico delle convenzioni non tanto per motivi eminentemente musicali, ma espressivi, direi immaginativi e la sua opera può essere vista non solo come il superamento dei limiti imposti dalle tipologie formali, ma come il tentativo di individuare quei "parametri del possibile", nel senso di una nuova efficacia rappresentativa, che saranno ampiamente utilizzati dai compositori della seconda generazione romantica. Una rivoluzione del gusto, dunque, prima che una rivoluzione delle forme.

Non stupiscono allora gli eccessi di un'orchestrazione spesso estrema come si è potuto ascoltare nella assai rara Grande Ouverture Waverley, che denuncia una scrittura forse ancora immatura, ma dove sono presenti quegli elementi che caratterizzano tutto lo stile successivo di Berlioz e che la direzione di Davis ha sottolineato con trasparenza e - se possibile - con un certo equilibrio, senza mancare di rilevarne l'ascendenza formale dal modello gluckiano.

Molto intensa invece, l'esecuzione de Les nuits d’été, ciclo di sei melodie per mezzosoprano e orchestra, tra le composizioni più significative di Berlioz. Il confronto con le liriche di Théophile Gautier conduce il compositore al culmine delle sue capacità di orchestratore, ma anche - attraverso il dispiegarsi di melodie suggestive e di talune arditezze armoniche - di viaggiatore musicale in grado di suscitare luoghi ed accadimenti biografici come in un autentico diario Una modalità che sarà uno dei tratti distintivi del Romanticismo francese che, diversamente da quello tedesco, si vorrà più teso verso la traduzione musicale di luoghi letterari, piuttosto che pervaso da ideali estetici o da problematiche tecnico-musicali. Espressivo ma non enfatico, Colin Davis ha sottolineato più la raffinatezza dell'orchestrazione che il cupo sentimento contenuto nel testo poetico, alleggerendo la tensione e sostenendo da grande accompagnatore la bella voce di Sophie Koch, soprependente per il bel timbro e per la perfetta intenzione declamatoria.

L'idea di viaggio musicale (o di viaggio attraverso la musica) diventa centrale nell' Harold en Italie, sinfonia con viola principale, che si ispira ai Childe Harold's Pilgrimage di Lord Byron, una composizione per quei tempi davvero originale che non ha nulla a che vedere con il concerto per strumento solista e orchestra, ma che usa la voce della viola per caratterizzare timbricamente e melodicamente la malinconia personaggio di Aroldo, durante i quattro episodi che narrano musicalmente le situazioni biografiche e psicologiche del protagonista. Qui Berlioz traccia un solco definitivo e profondo con la tradizione classica, portando ad esiti compiuti la tendenza di ricorrere ad un programma letterario o biografico per attribuire efficacia alle immagini attraverso un preciso messaggio musicale. Senza mai perdere la sua lucida moderazione, unita ad una spiccata sensibilità per questa musica, Colin Davis ha condotto questo viaggio ideale coadiuvato dalla brillantezza dell'Orchestra National de France e dalla voce di Aroldo, Sabine Toutin, prima viola della stessa orchestra, senza mai perdere il filo narrativo del programma poetico sotteso a questa sorta di "opera latente".

Successo sincero per il concerto, ma forse anche un giusto tributo alla carriera di questo gentiluomo della bacchetta che ha insegnato ad ascoltare ad almeno tre generazioni di appassionati.

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