Wolfgang Amadeus Mozart
DON GIOVANNI

Coro e orchestra della Scala di Milano
Maestro concertatore e direttore Louis Langrée
Regia e Scene Peter Mussbach

Milano, Teatro alla Scala, 12 febbraio 2010

Don Giovanni Peter Mattei
Il Commendatore Roman Polisadov
Donna Elvira Emma Bell
Leporello Nicola Ulivieri
Don Ottavio Juan Francisco Gatell Abre
Donna Anna Carmela Remigio
Masetto Mirco Palazzi
Zerlina Veronica Cangemi

Il dramma giocoso mozartiano andato in scena al Teatro alla Scala è una ripresa dell'allestimento di Peter Mussbach del Don Giovanni che fu diretto nel 2006 da Gustavo Dudamel per celebrare i duecentocinquanta anni dalla nascita del compositore salisburghese (1756-2006). La regia è rimasta la stessa, ma in questa circostanza la direzione è stata affidata a Louis Langrée.

Il direttore francese ha dimostrato una visione molto particolare di quest'opera. La concertazione è stata quasi sempre secca e asciutta, per divenire poi, nelle scene più statiche e negli ensemble, molto dolce e leggera. Langrée otteneva dagli archi un suono aspro e asciutto senza mai sconfinare nella pesantezza, e dai fiati suoni molto pieni e corposi, in modo che si potessero sentire tutti gli strumenti. La direzione dell'ouverture, oltre ad avere tempi per lo più spediti, rendeva l'atmosfera tagliente, travolgente e vibrante, in modo che già dall'inizio dell'opera Don Giovanni venisse richiamato all'inferno; Langrée concepiva l'ouverture come il logico incipit della scena della statua; è riuscito ad adattare i tempi, lo spessore ed il fraseggio orchestrale dell'ouverture al terzetto finale "Don Giovanni a cenar teco" come se si ritornasse all'inizio della trama. Ma è stato l'uso dei timpani il mezzo più innovativo che ha contribuito alla concezione estetizzante e vorticosa del direttore: in ogni scena si sentivano i loro rintocchi tenebrosi come se volessero sottolineare non solo lo stato d'animo dei personaggi, ma anche contribuire a creare effetti scenici sorprendenti e nuovi. Il sestetto "Mille torbidi pensieri" del secondo atto era quasi sovrastante sui cantanti che erano (solo in quel sestetto) messi in secondo piano, per scatenare la stupita concitazione emotiva creata dall'orchestra negli animi dei personaggi. Ancora i timpani avevano la funzione di richiamare i battiti del cuore del povero Leporello che cerca di scappare a quella torbida situazione. I timpani risultavano anche molto efficaci nel sestetto finale "Ah, dove il perfido" dove producevano un tuono riverberante e sinistro alla fine della frase "Ah, certo è l'ombra che incontrò". Ad assecondare la visione di Langrée, l'orchestra della Scala ha suonato assai bene creando forti contrasti tra tutti personaggi e offrendo come sempre un suono nobile e omogeneo.

Questa concezione del capolavoro della coppia Mozart-Da Ponte così originale trovava nella regia di Peter Mussbach una perfetta simmetria. La regia, pur mantenendosi quasi sempre coerente al libretto di Da Ponte, dimostrava situazioni talvolta capovolte, sempre molto cupe ma sempre con momenti originali e divertenti. La scena era interamente fatta da due parallelepipedi neri che giravano, per rappresentare non solo le pareti delle ambientazioni, ma anche l'enorme catalogo indicato da Leporello che lo mostra a Donna Elvira. Già Don Giovanni è vestito da demonio tutto nero sin dall'inizio della trama, Leporello da maggiordomo, Il Commendatore di grigio più chiaro all'inizio e di grigio-blu-verdognolo alla fine, Don Ottavio aveva un vestito argentato, Donna Anna un vestito bianco nell'introduzione e nel duetto "Ma qual mai s'offre o Dei" e tutto nero (per simboleggiare il lutto) fino alla fine, Donna Elvira tutta nera dall'inizio alla fine (sempre a cavallo di un motorino bianco), Zerlina e Masetto da sposi interamente vestiti di bianco, così come il coro (che era poco numeroso). Molto divertente la scena dell'entrata di Donna Elvira in motorino girando attorno al catalogo gigante. Alla fine del sestetto "Mille torbidi pensieri" i personaggi sono crollati al suolo svenuti dalla confusione, nella battuta (del recitativo "Ah, ah, ah, ah, questa è buona") "Meglio ancora", quando Don Giovanni rivela a Leporello che la donna citata da lui era sua moglie, subito quest'ultimo si precipita ad uccidere il libertino, fermato dalla voce possente del Commendatore sulla frase accompagnata benissimo dall'orchestra "Di rider finirai pria dell'aurora", mentre nella frase "Dammi la mano in pegno" Don Giovanni rifiuta e duella con lui ritornando all'inizio dell'opera. Trovata geniale del regista poi quella di fare un finale triste, come se tutti i personaggi sentissero la mancanza di Don Giovanni, prendendo strade diverse mentre si chiude il sipario. Ottimo lavoro anche nei costumi, nelle scene e nelle luci.

Il cast era formato principalmente da giovani cantanti-attori, quasi tutti bravissimi sia vocalmente che in scena. Nella parte del protagonista, Peter Mattei conferma una voce ancor più sicura e frizzante di quella con Daniel Harding ad Aix en Provence nel 2002, cantando in modo eccellente, fraseggiando ogni parola con accenti aristocratici ed allo stesso tempo ardenti, e muovendosi in scena con molta naturalezza ed eleganza. Ha interpretato un libertino magnetico data la sua voce duttile e leggera e data la sua ottima presenza e bellezza in scena in modo da attirare tutte le donne nella sua ragnatela. Quasi rappresentava l'opposto del buon Commendatore di Roman Polisadov muovendosi in scena sempre preoccupato e quasi goffo, interpretando però un personaggio sempre credibile. Carmela Remigio sembra aver perso un po' lo smalto che aveva nella ormai storica messinscena di Ferrara con Claudio Abbado consegnata al disco dalla Deutsche Grammophon; tuttavia il suo personaggio è stato cantato ancora in modo magnifico, la tecnica di canto, sebbene talvolta un po' traballante, è comunque ancora raffinatissima, ed il fraseggio è stato spontaneo e drammatico in ogni punto dell'opera. Sebbene non più eccezionale come un tempo, rimane (e per la sottoscritta resterà sempre) la più grande Donna Anna della storia. Juan Francisco Gatell Abre aveva una voce piuttosto esile e di timbro chiaro; nonostante ciò ha saputo infondere alla figura di Don Ottavio molta nobiltà supportata anche da un ottimo fraseggio. Purtroppo non un gran che la Donna Elvira di Emma Bell che ha cantato correttamente e con ottima espressività, ma gli acuti ballavano parecchio. Ottima la coppia di contadini formata da Mirco Palazzi e da Veronica Cangemi: il primo ha mostrato un timbro molto bello e accenti spigliati ed espressivi, la seconda, molto leggera nel fraseggio, dialogava con l'orchestra in modo esemplare, supportata anche da un'ottima dizione, come non tutti i soprani leggeri sanno fare. Menzione a parte merita il Leporello di Nicola Ulivieri che è stato probabilmente il migliore del cast. La bellezza della voce da autentico basso-baritono mozartiano, l'espressività moderata, le ottime agilità e l'innata spontaneità, ne hanno fatto un Leporello umanissimo e credibile.

Stefania Navacchia

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