Salzburger Festspiele 2011
WOLFGANG AMADEUS MOZART
Così fan tutte

Les Musiciens Du Louvre
Konzertvereinigung Wiener Staatsopernchor
Maestro concertatore e direttore Marc Minkowski
Regia Claus Guth

Salisburgo, Haus für Mozart

Don Alfonso Bo Skovhus
Despina Anna Prohaska
Fiordiligi Maria Bengtsson
Dorabella Michèle Losier
Ferrando Alek Shrader
Guglielmo Christopher Maltman

Finalmente il Salzburger Festspiele ha deciso di rappresentare la trilogia italiana Mozart-Da Ponte in un'intera stagione; inoltre, tutte e tre sono state rappresentate alla Haus für Mozart e con lo stesso regista: Claus Guth, regista sulla cresta dell'onda del Festival Salisburghese dalle ormai storiche Nozze di Figaro con Harnoncourt nel 2006. Tutte e tre le opere sono state messe in scena con regie moderne, come ormai è di moda a Salisburgo. Anche nel caso di Don Giovanni e di Così fan tutte si tratta di riprese di produzioni andate in scena negli anni passati: il primo venne eseguito nel 2008 sotto la direzione di Bertrand De Billy e il secondo nel 2009 sotto Adam Fischer. Nel Festival 2011, Le nozze di Figaro erano sotto la direzione di Robin Ticciati con l'orchestra dell'Age of Enlightenment, Don Giovanni sotto Yannick Nézet-Séguin coi Wiener Philharmoniker e questo Così fan tutte coi meravigliosi Musiciens du Louvre sotto la guida del direttore francese Marc Minkowski: la regia di quest'ultima è (forse) quella più vicina alla tradizione.

Rispetto a Così fan tutte del 2009, la regia è totalmente cambiata. La prima era una regia dalla ambientazione in una sorta di casa di lusso con bibite, maschere africane, divano e camino. Qui, viceversa, nulla di tutto questo; la regia è totalmente simbolica. La struttura della casa è rimasta uguale, ma all'interno essa è spoglia e completamente bianca. Invece di vestiti da sera eleganti, qui troviamo l'antitesi tra personaggi vestiti di bianco (le due coppie) e quelli vestiti di nero (Despina e Don Alfonso). Questa regia era però più statica rispetto a quella precedente, ma era tutt'altro che noiosa. Al contrario, la produzione del 2009 era troppo caotica fino a risultare poco chiara. Qui c'erano invece movimenti naturali ed essenziali che dominavano la scena anche se la regia, neppure questa volta, seguiva completamente il libretto di Da Ponte. Despina e Don Alfonso erano vestiti di nero e a volte indossavano ali da angelo (anch'esse nere) con le quali si muovevano liberamente per la scena come a diventare invisibili per gli altri personaggi. Il pubblico invece li vedeva bene perché erano nero su bianco. I due “angeli” sembrano innamorati di Fiordiligi e Ferrando: durante“Come scoglio” Alfonso segue sempre Fiordiligi e nell'aria “Un'aura amorosa” Despina si dispera perché è scacciata da Ferrando, che sembra sotto l'effetto di una droga. Complessa risulta la comprensione di questa scelta che ha sicuramente reso anche visivamente percepibile la distinzione tra le due coppie di amanti da un lato e i due personaggi alati dall'altro, benché anche tra essi sia ipotizzabile una storia d'amore. Inoltre si avvertiva un filo sotterraneo che legava le letture che Guth ha dato delle tre opere di Mozart-Daponte. L'ouverture di questo Così fan tutte si apre con la proiezione di una piuma che si muove sullo sfondo mentre le coppie entrano in una casa stregata e Despina e Alfonso alati stanno sui piani superiori; si tratta della citazione della piuma di Eros ne Le nozze di Figaro del 2006, in cui il personaggio di Eros, alter-ego di Cherubino, entrava nel palazzo per creare il caos tra le coppie. In entrambe le opere le piume avevano il significato di rappresentare l'amore che vola da una coppia all'altra. Diverso e più complesso è il legame con Don Giovanni, in cui l'elemento “fantastico”è rappresentato da un bosco dove Don Giovanni e Leporello vivono e attirano gli altri personaggi dell'opera. Inoltre nella visione di Guth il protagonista assume la funzione di Deus ex machina che, come Cherubino e Don Alfonso, guida le azioni degli altri personaggi. Questa visione, che ci è apparsa artificiosa e pesante, ha comunque il merito di creare unità tra le tre opere. Altro elemento positivo di questa regia è il lavoro compiuto sui personaggi di Guglielmo e Ferrando, i cui caratteri risultano scambiati rispetto alla tradizione: di solito il primo è più diretto e il secondo è più romantico; qui invece Guglielmo appena può amoreggia con entrambe le donne, mentre Ferrando è impulsivo e a volte distratto, come nel recitativo “Barbara, perché fuggi?”. In generale, tuttavia, le scene sono apparse deformate ed è risultato difficile capire alcuni elementi, talvolta anche brillanti, del regista: c'è troppa pesantezza e (a mio parere) troppa attualizzazione. Ma ormai le regie vanno di moda così.

La concezione di Marc Minkowski era molto diversa. Direzione di una teatralità veramente efficace in ogni punto dell'opera, con colpi di scena e messe di suono meravigliose, come sempre meravigliosa è stata l'orchestra Les Musiciens du Louvre che con la sua ricchezza timbrica favoriva a rendere la concezione del maestro francese ancora più solida ed intensa, oltre a rendere il suono più asciutto. Minkowski tendeva, come sempre, all'esasperazione: tempi molto spediti nei momenti dinamici come i due finali d'atto o nei concertati, tempi invece leggermente più lenti del normale nelle arie più statiche come “Un'aura amorosa” e “Per pietà ben mio perdona”, ma tutto questo senza mai rompere gli equilibri interpretativi. Concertazione ricca di tensione e dinamica tale da rendere le scene molto più credibili di quanto ci faccia vedere la regia. La direzione di Minkowski curava di più l'aspetto della trama in sé invece di vedere i difetti e le debolezze dei personaggi che ne fanno parte. Proprio come Gardiner, Minkowski dirige il Così fan tutte con una concezione attualizzata, ma non stravolta. Questa direzione andrebbe bene per qualsiasi regia (tradizionale o moderna) non deformandola. Questa regia, sebbene non sia tanto stravolta come le altre di Guth, a volte sembra non trovare corda con la direzione e anche se il risultato complessivo è eccellente. La concertazione di Minkowski, prima di lui anche Gardiner, è piena di spensieratezza, di innata spontaneità e di molta raffinatezza: un'opera scherzosa e divertente.

I Cantanti non erano così eccezionali come di solito da Minkowski ci si aspetta, ma vale la pena menzionarli tutti. Migliori del cast di gran lunga Guglielmo e Despina: Christopher Maltman è bravissimo ad esprimere il senso della parola nei recitativi, inoltre sfoggia una vocalità impressionante, nonché innata spontaneità sul palco, mentre Anna Prohaska disegna una cameriera con una delicatezza nel canto davvero superba, nonché assai convincente in scena. Maria Bengtsson (Fiordiligi) è a volte un po' fredda nell'interpretazione, ma anche nel suo caso, la vocalità è solida, bella voce, ottimo registro acuto e eccellente padroneggiamento della coloratura. Meno convincenti sono stati Michèle Losier (Dorabella) e Alek Shrader (Ferrando) con acuti un po' forzati e bassi sfocati: ma l'interpretazione è presente e i loro bei timbri di voce rendono i personaggi nel complesso buoni. Nel Così fan tutte, ho paragonato Minkowski più volte a Gardiner e purtroppo anche lui cade nella famosa “trappola” del terzo lavoro di Da Ponte, ossia il fatto di affidare il vecchio filosofo Don Alfonso ad un vecchio baritono; infatti, il baritono danese Bo Skovhus è, insieme a Carlos Feller (quello di Gardiner), il peggiore Don Alfonso nella storia di quest'opera, comunque, straordinaria.

Stefania Navacchia

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