CATTELAN Paolo

Mozart. Un mese a Venezia

MARSILIO
2000
pp.301

Un mese a Venezia di Paolo Cattelan si presenta come un tentativo di ricostruzione di quello che fu il soggiorno veneziano di Wolfgang Amadeus Mozart nel 1771, accompagnato dal padre Leopold. L'episodio non è molto approfondito nelle biografie ufficiali, anche perché Mozart, ospite di un ricco mecenate tedesco in occasione del Carnevale, non compose nulla per Venezia. Cattelan cerca di immaginare attraverso i documenti, che riguardano più indirettamente che direttamente i Mozart, in che modo Venezia avrebbe potuto lasciare un segno sul giovanissimo musicista. La sua tesi, basata sull'ostilità e la diffidenza che sostanzialmente nutriva Leopold nei confronti della città, è che in realtà Wolfgang ne rimanesse affascinato e segnato per gli anni a venire, sia per la natura stessa della città, anomala e poco rassicurante, che per eventuali incontri che avrebbero costituito materiali di riflessione per le sue grandi opere, soprattutto per Don Giovanni. A questo proposito un lungo inciso tende a dimostrare che il personaggio di Don Giovanni potrebbe aver tratto ispirazione da un affascinante Conte, Francesco Falletti di Castelman, che aveva precedentemente alloggiato nella stessa casa di San Fantin in cui erano ospiti i Mozart, secondo un'arguta ricostruzione dei documenti originali. Il lavoro di Cattelan desta profondo interesse per la ricostruzione della vita veneziana di fine Settecento e si rivela in questo modo quasi più un lavoro di storia urbana che di biografia musicale. Colpisce intanto la precisione con cui vengono ricostruiti i percorsi e i luoghi visitati dai Mozart, con corredo di mappe urbane. Sono molto interessanti le notazioni sul sistema dei teatri, e piccoli quesiti del tipo "Cosa avranno visto i Mozart a teatro?" diventano un pretesto per descrivere la programmazione teatrale, le localizzazione dei teatri e le loro proprietà. Altre notazioni sui costumi veneziani, per esempio le normative dei contratti di matrimonio, servono ad arricchire il quadro, insieme a notizie molto precise sulle modalità dei censimenti, ricostruite nel tentativo di identificare la casa in cui alloggiarono i Mozart. Certo, l'assunto di dimostrare quanto Venezia influì sul giovane Mozart appare difficile da formalizzare, ma l'autore ci prova con passione e con tutta la difficoltà di evincerlo dalla scarsità di documenti, quasi tutti collaterali, a disposizione. Il ruolo incombente di Leopold, che controllava la corrispondenza di Wolfgang, rende poi difficile coglierne il vissuto nella sua essenza. Altri saggi precedenti il corpo principale dell'opera sono aggiunti dall'autore per completare il quadro. E' da segnalare l'attenta analisi dell'oratorio Betulia liberata, scritta in quel tempo per Padova, in cui Cattelan intravede, nel personaggio di Giuditta, un'antesignana di Donna Anna, sempre in linea con l'idea che Mozart abbia introiettato, nel periodo del soggiorno veneziano, alcuni impulsi che vedranno la luce in seguito nel Don Giovanni. Così come l'attenta analisi dell'aria di Ozìo Pietà se irato sei, presente nella Betulia liberata, sposa l'assunto che la melodia provenga da una serenata forse ascoltata da Mozart a Venezia. L'attento lavoro sull'oratorio, molto approfondito nell'analisi testuale, aggiunge un contributo squisitamente musicologico che completa, insieme all'analisi di altre opere mozartiane del periodo, il quadro di un momento importante nella formazione di Mozart.

Daniela Goldoni

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