CD ROM

Concert Hall: grandi concerti della Royal Philharmonic Orchestra,
W. A. Mozart: Sinfonia Jupiter

FLORIX MULTIMEDIA
1994

Fino a pochissimi decenni fa era impensabile trovare nelle edicole forme di editoria diversa dai giornali; oggi il panorama della merce da loro trattate si è notevolmente ampliato fino ad annoverare complesse opere multimediali come i CD PLUS della collana Concert Hall della Florix Multimedia. I prodotti costituiscono una collana di sedici CD che possono assolvere la duplice funzione di cd audio da ascoltare in un comune impianto stereo e di CD ROM.

Ho analizzato la seconda uscita relativa alla Sinfonia Jupiter di Mozart. La recentissima innovazione del CD PLUS offre varie soluzioni con cui è possibile occupare lo spazio della memoria. E’ possibile visualizzare e seguire una partitura sul monitor del computer oppure affiancare all’ascolto musicale informazioni di vario genere che favoriscono una fruizione più consapevole dell’opera. Si può così notare che le nuove tecnologie informatiche non forniscono delle ricette preconfezionate, ma delle opportunità che noi abbiamo il compito di scegliere e combinare. La scelta della Florix è caduta sull’abbinamento tra musica e contenuto, ed il risultato testimonia il grosso processo che ha condotto ad intraprendere questa alternativa. Si percepisce infatti la concezione della musica, della conoscenza e della multimedialità che sono state poste a fondamento del lavoro. Il prodotto cerca infatti di inserire la Jupiter in un contesto più ampio che ne favorisca la fruizione.

Conseguentemente sono stati adottati due tipi di impostazione: l’una storica l’altra formale. Le parti più consistenti del programma riguardano infatti da un lato il contesto storico-geografico e la vita di Mozart, dall’altro la struttura formale della sinfonia. E’ quindi un’operazione all’insegna del molteplice, poiché si comprende che la progettazione di questo CD ROM ha tenuto ben presente che la conoscenza, in questo caso la fruizione di un opera musicale, si costruisce a partire da una pluralità di elementi. Credo quindi che il prodotto tracci una strada nuova per la divulgazione della musica e del suo valore estetico, a partire dalla consapevolezza che la sua comprensione si edifica solo a partire da una varietà di contenuti, linguaggi, registri comunicativi, canali, supporti. Da un lato uno dei denominatori comuni del prodotto è la chiarezza espositiva; si legga ad esempio la parte relativa agli eventi storici e culturali del XVIII secolo: benché manchino riferimenti importanti come la Rivoluzione francese, scoppiata l’anno successivo alla data di composizione della stessa Jupiter, il discorso viene articolato in maniera fluida tra informazione di natura storica, sociale economica e filosofica, anche se questa semplicità di linguaggio riesce a non ridurre il carattere complesso dei contenuti. Dall’altro lato questa nitidezza è trasversale alle diverse forme linguistiche.

Così l’analisi musicale è svolta abbinando l’ascolto della composizione con la visualizzazione di brevi frasi descrittive poste nelle due metà dello schermo che riportano due livelli differenti di spiegazione. Sulla sinistra vi è un elenco di tutte le parti del movimento, con il relativo minutaggio ed un cursore che indica il frammento che si sta ascoltando; sulla destra, in corrispondenza di ogni frase, appare una descrizione più ampia della linea melodica e della strumentazione. L’analisi non risulta molto approfondita, e sembra puntare sull’aspetto descrittivo, semplificando in questo caso l’articolazione della struttura; tuttavia l’idea appare molto efficace per introdurre ad un approccio nuovo che sia più consapevole dell’aspetto formale. A questo sforzo di rinnovamento delle modalità di fruizione sembrano contribuire anche le sezioni "presentazione del concerto" e "valori orchestrali": la prima introduce la sinfonia da un punto di vista storico ed estetico; la seconda si concentra maggiormente sull’interpretazione fornita da Gunther Herbing alla guida della Royal Philarmonic Orchestra (va ricordato che l’interpretazione appare pulita, ma pesante e poco incisiva). Più ridondante appare la sezione "ascolto" che non aggiunge nulla all’analisi musicale di cui riprende parte della descrizione.

La confezione comprende anche un opuscolo dove vengono approfonditi alcuni elementi di carattere estetico sul compositore, sull’opera, sullo stile, sulla forma. Mi preme sottolineare come questi contenuti prevedono un alto grado di concettualizzazione e di complessità e quindi una maggiore articolazione del discorso, più adatta ad un sopporto cartaceo. Siamo quindi in presenza di una vera integrazione non solo di linguaggi ma anche di supporti; un’integrazione che è frutto di un’analisi della potenzialità dei vari media e di un loro attento dosaggio per raggiungere nuove forme di conoscenza e di fruizione dell’opera d’arte. Questa impostazione infatti consente di veicolare contenuti non banali: la trattazione della storia del genere sinfonia ad esempio giunge fino al nostro secolo ed alla seconda scuola di Vienna, a testimonianza di scelte storico-musicale anche audaci in considerazione del canale commerciale scelto.

Concert Hall è quindi un prodotto innovativo, che a volte però non percorre fino in fondo le strade intraprese. Si è già detto infatti che l’analisi musicali risulta troppo semplificata; inoltre si potevano usare le potenzialità ipertestuali che il mezzo offre inserendo ad esempio links, glossari e organizzando il testo in modo più parcellizzato. Ma la storia della multimedialità è ancora molto giovane e ritengo che questa collana possa costituire un piccolo passo avanti nella via del rinnovamento dei nostri processi cognitivi.

Stefania Navacchia

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