CD ROM

Giuseppe Verdi

DE AGOSTINI MULTIMEDIA
1998

La continua evoluzione delle tecnologie comporta anche un cambiamento sostanziale nei sistemi linguistici e nella organizzazione delle nostre conoscenze. Se da un lato però questo fenomeno può apparire come un dato storico inequivocabile, dall’altro la modifica della portata espressiva della grammatica dei media deve essere accompagnata da un "lavoro" che necessita tempo per essere assimilato a livello culturale e sociale: così all’introduzione tecnica di nuovi linguaggi si accompagnano spesso una semantica e una sintassi caratteristiche di forme anteriori. È il caso proprio della multimedialità e della ipertestualità che hanno invaso, ormai da diversi anni, sia il dibattito sia il mercato. Tuttavia se si analizzano molti di questi prodotti si vede che essi si limitano a giustapporre codici comunicativi differenti nella convinzione che questa specie di connubio porti a una spettacolarità che si rivela poi fine a se stessa. Dove trovare allora una specificità dell’utilizzo delle tecnologie ipermediali? Una risposta sembra averla data la casa editrice De Agostini col CD ROM Giuseppe Verdi

Oltre al consueto utilizzo di immagini, suono e testo, quest’opera sembra aver puntato sulla capienza del supporto utilizzato. Il primo dato da rilevare è infatti proprio di natura tecnica: la quantità di testo, di audio (120 minuti di ascolto di buona qualità) e di immagini è notevole, e questi elementi sono inseriti in una struttura molto articolata, segno della complessità e della portata innovativa di quest’opera.

Come si diceva infatti, in questo caso il cambiamento tecnologico si accompagna a sostanziali mutamenti metodologici, linguistici e conoscitivi: già esaminando la mappa del prodotto si può prendere atto che la sua complessa articolazione interna riflette una modalità ben precisa di strutturare e presentare i contenuti. La scelta mi sembra che sia in grado di rispecchiare in modo adeguato i vari risvolti della poetica verdiana. Così, per fare un primo esempio, a differenza di altre opere divulgative, gli aspetti biografici non sono "romanzati", ma sono esposti in maniera ampia e nel contempo sobria. Essi sono sintetizzati anche in un opuscolo allegato in cui sono inoltre riportati i dati relativi alle prime rappresentazioni dei melodrammi composti da Verdi e ad una breve scheda sull’Istituto Nazionale Studi Verdiani. Non trovo tuttavia l’utilità di questo fascicolo, poiché non aggiunge nulla all’apparato comunicativo e contenutistico del prodotto.

Dalla consultazione del CD ROM si nota innanzitutto lo spazio occupato dall’esame dell’epistolario del compositore: anche se non vengono riportate direttamente le lettere, il prodotto ne fornisce una buona analisi, a testimonianza del fatto che a monte della sua costruzione c’è stato un attento lavoro sui documenti e quindi una precisa impostazione metodologica. Molto corposa è poi la sezione dedicata agli aspetti drammaturgici e compositivi: dalla genesi dell’opera (di cui è portato l’esempio di Rigoletto) e dal lavoro sulle fonti, al rapporto coi librettisti; da un inquadramento della figura di Verdi nel panorama del teatro musicale europeo dell’Ottocento, alla relazione con i compositori che lo hanno preceduto (viene data importanza ad esempio alla figura di Rossini, che per primo introdusse le forme utilizzate da Verdi fino ad Aida). Una parte del prodotto è poi riservata alla produzione minore, romanze da camera ed altra musica vocale, composizioni strumentali e opere giovanili; anche questa trattazione è svolta secondo criteri storici, estetici e formali. Gli autori quindi hanno voluto offrire un testo che riesce nel medesimo tempo a divulgare le problematiche della poetica verdiana senza banalizzarle trovando una forma espositiva semplice ed efficace: il linguaggio usato appare molto chiaro, ma viene utilizzato un lessico appropriato, sia dal punto di vista filosofico ed estetico, sia da quello musicale. I riferimenti ad aspetti armonici, ad esempio, sono pochi e tuttavia spiegati con precisione. Inoltre si può accedere attraverso link ad una sorta di glossario le cui voci possono riguardare elementi compositivi, altri compositori, personaggi, questioni di teoria e storia della musica ecc.; anche queste brevi schede vengono sviluppate in modo chiaro ed esaustivo (si veda a titolo esemplificativo la voce "fuga").

Accanto a questa parte corposa di carattere più generale relativa alla figura di Verdi ed alla sua poetica, vengono esaminati i 27 melodrammi e la Messa da Requiem che egli compose; di tutte queste opere si fornisce un’ampia informazione: "prima rappresentazione", "soggetto e genesi", "struttura", "vicenda e libretto" "fonti e edizioni", "discografia" " messe in scene". In alcuni casi, come Aida o La traviata, viene inoltre sviluppata l’analisi di un brano di cui si può seguire il libretto o lo spartito per canto e piano (la cui visualizzazione sullo schermo del computer è meno problematica rispetto a quella dell’intera partitura orchestrale) ed eventualmente ascoltare solo alcune voci per avere una visione ancor più analitica. Questo particolare aspetto può essere molto utile a livello sia di apprendimento del canto e della concertazione, sia sul piano storico-musicale. C’è da rammaricarsi che questa tecnica venga qui utilizzata solo per pochissimi brani, ma essa apre comunque vie nuove alle opportunità offerte dalla multimedialiatà e dall’interattività per nuove forme di studio. Sempre all’interno dell’analisi del brano, è possibile accedere a due schede: l’una relativa a questioni musicali e letterarie, come la forma, la metrica, il tempo, l’altra a questioni drammaturgiche ed estetiche che possono riguardare i personaggi o la collocazione del pezzo all’interno dell’opera dell’intera produzione verdiana. La scelta dei brani esaminati non segue un mero criterio di notorietà, ma essi costituiscono esemplificazioni delle forme usate da Verdi ed appartengono a periodi diversi delle sua parabola artistica e ne evidenziano i mutamenti. Anche l’analisi complessiva delle composizioni fornisce un chiaro esempio dell’integrazione di più linguaggi: si è già detto di come l’audio venga fatto interagire con la lettura dello spartito; il codice visivo viene utilizzato per i bozzetti ed i costumi di alcuni importanti spettacoli. Discorso a parte merita la scrittura, impiegata in varie forme: il libretto, quindi testo teatrale; l’elenco, che viene usato sia nella discografia sia nella presentazione della struttura dell’opera; ed infine la prosa, attraverso cui vengono discussi gli aspetti storico-musicali delle varie composizioni. In questo modo ogni contenuto trova in uno specifico linguaggio il codice, cioè la sintassi, più appropriato per essere espresso.

Vi sono poi sezioni più caratteristiche dei mass media. come il quiz, o dei prodotti multimediali, come la "ricerca analitica" o la "sala d’ascolto". L’utilizzo di quest’ultima, che permette di ascoltare tutti i brani contenti nel CD ROM, appare difficoltoso per un‘interfaccia non intuitiva che ne rende macchinoso il funzionamento. Altre scelte di progettazioni non felici sono riscontrabili nel quiz: le domande sono presentate secondo un criterio casuale, per cui spesso esse vengono riproposte, togliendo in tal modo parte del divertimento. Inoltre, difetto comune a molti prodotti multimediali, il testo viene spesso presentato in modo da lasciar trasparire un’immagine sullo sfondo, rendendo ancor difficoltosa la lettura a video

Al di là di queste scelte discutibili, resta il valore contenutistico e strutturale dell’opera: dalla chiara impostazione metodologica emergono sia i suoi obiettivi sia l’interpretazione che essa si propone di offrire della figura di Verdi. Come si è visto, infatti, dal CD ROM affiora un’immagine molto complessa del compositore bussetano, lontana sia dagli stereotipi del Romanticismo ottocentesco, sia da un certo modo proprio dei mass media di banalizzare e spettacolarizzare la cultura: molte volte abbiamo visto prodotti multimediali costruiti o su un ideale enciclopedico puramente nozionistico o come una "vetrina" di effetti speciali non incisivi sul piano conoscitivo. Anche se è difficile stabilire il riscontro dell’opera della De Agostini in termini di vendite, crediamo che essa sia frutto di un saggio utilizzo del richiamo sociale che sta esercitando la multimedialità per veicolare, in modo non accademico, importanti contenuti di ricerca; questa via è testimoniata sia dalla stessa scelta di inserire sul mercato un prodotto con queste caratteristiche culturali e metodologiche, sia dal sapiente uso e dall’equilibrato dosaggio dei vari linguaggi e delle varie forme comunicative. La presenza del quiz fornisce una riprova di quanto si è appena affermato; esso sintetizza due tòpis degli stili di comunicazione della società contemporanea: da un lato il gioco a premi radiofonico o televisivo, molto di moda anche nel mondo della lirica, dall’altro l’anima formativa della produzione multimediale, molta della quale prevede al suo interno prove di verifica dell’apprendimento. Proprio in questa seconda direzione si può notare che spesso la qualità delle domande non è banale, esse possono essere di tipo più semplice, come quelle che richiedono il riconoscimento di un personaggio, ma riguardare anche la forma di un brano. Anche questa sezione quindi è in linea con l’impostazione dell’intero CD ROM, il quale, pur partendo dalle sintassi e dalle semantiche che i vari media si sono costruiti negli ultimi decenni, cerca di superare la loro stessa tradizione dall’interno e trovare così una specificità espressiva del linguaggio multimediale. Tale peculiarità si può costruire solo a partire dalle più recenti innovazioni tecnologiche, che hanno consentito a questo prodotto di assolvere a tre differenti funzioni: quella informativa, con la parte relativa, ad esempio, alla discografia; quella di documentazione, che utilizza parte dell’ampio spazio del supporto per contenere tutti i libretti delle opere verdiane, le locandine delle prime rappresentazioni ecc.; quella divulgativa che abbina la spiegazione attraverso il testo a vari tipi di analisi delle forme. Questa metodologia così rigorosa, fondata su una concezione storico-musicale altrettanto precisa, offre l’opportunità di riflettere sul modo in cui le potenzialità espressive dei nuovi linguaggi possano ridare vita all’ascolto ed alla tradizione della musica classica in Italia.

Stefania Navacchia

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