 CONATI Marcello
Verdi. Interviste e incontri
EDT 2000 pp.473 |
Un centenario offre l'occasione non solo di celebrare
un grande personaggio della storia o dell'arte, ma anche di riflettere
sulla sua personalità e sulla sua opera. In questa prospettiva
deve essere inquadrata la riproposizione del volume di Marcello Conati,
Verdi. Interviste e incontri, edito dalla EDT circa vent'anni
fa ed ora aggiornato alla fine del 2000 proprio alla vigilia del centenario
della morte di Verdi.
Il libro è organizzato in cinquantasette brevi
capitoli che hanno la finalità di indagare la personalità
del maestro di Busseto, di un uomo cioè che i luoghi comuni
hanno ritratto come schivo e che effettivamente ha lasciato poche
tracce di sé, della sua personalità, del suo carattere,
della sua vita privata. Attraverso le fonti costituite dalle testimonianze
dei contemporanei, Conati ha voluto ricostruire questa figura nella
convinzione che, seguendo le parole di Schoenberg, "niente che
riguardi un grande è irrilevante" (pag. XIII). Il materiale
storico utilizzato dall'autore è per certi aspetti omogeneo
per altri eterogeneo: egli ha raccolto in prevalenza ritratti e resoconti
di incontri che descrivono gli atteggiamenti di Verdi nei diversi
aspetti della sua vita. Anche nelle testimonianze di musicisti come
Jules Massenet o di critici musicali come Eduard Hanslick pochi riferimenti
vengono fatti all'opera di Verdi, alla sua poetica e alla sua drammaturgia;
e questi scarsi richiami sono rilevanti più per comprendere
il tono col quale Verdi parla della sua musica e di quella degli altri,
piuttosto che per indagare le sue convinzioni in merito. A questo
proposito si può leggere un passo di "un ricordo personale"
di Arnaldo Bonaventura (cfr. pag. 320-321). Conati cerca di ricostruire
il contesto nel quale lavorava e viveva Verdi e cerca di cogliere
attraverso questo ambiente la naturalezza degli atteggiamenti del
compositore: così lo troviamo irascibile alle prove di Macbeth,
mentre più affabile e cordiale con lo scultore Giovanni Dupré.
Si può leggere il volume con uno sguardo non solo concentrato
sulla figura verdiana, ma su tutto l'ambiente socio-culturale che
lo circondava: così vediamo Verdi affrontare nel 1845 le questioni
economiche legate all'editoria musicale (capitolo I) per poi ritrovarlo
molti anni dopo a pranzi e a spettacoli operistici.
Da un punto di vista metodologico ogni documento è preceduto
da una introduzione in cui Conati sembra più preoccupato di
accertarsi della autenticità della fonte più che fare
un vero e proprio commento ai testi; egli lascia quindi che solamente
dalle fonti emerga la complessità della figura verdiana. Esse
sono costituite in prevalenza dalla stampa periodica del tempo e da
ricordi personali di uomini illustri. Tuttavia vengono utilizzate
dall'autore anche in un'altra direzione: egli fa riferimento, ad esempio,
all'epistolario verdiano e ad altri documenti simili per verificare
l'autenticità della testimonianza presentata.
Si può riflettere a questo punto, sull'approccio
di Conati alla nozione di "biografia". È necessario
in primo luogo affermare che l'opera in esame non è una biografia
verdiana; è chiaro però che l'oggetto della sua indagine
non è l'opera musicale di Verdi, ma il suo "mondo privato".
Da questo punto di vista se abbiamo detto che le introduzioni alle
testimonianze non ci informano sul loro valore, è altrettanto
vero che un ulteriore lavoro sulle fonti, che sia volto a conoscere
meglio i personaggi incontrati da Verdi, aiuta a definire quel contesto
che abbiamo visto essere così importante per le finalità
del volume. La personalità di Verdi non è raccontata,
ma il lettore la deve costruire attraverso le testimonianze riportate
e soprattutto per mezzo di un approccio che privilegia gli aneddoti
e i piccoli episodi. Si presenta così un panorama a macchia
di leopardo in cui la personalità del compositore emerge a
volte delicata, a volte energica dalle piccole azioni, dalle parole
e dagli atteggiamenti che possono nascere nelle varie relazioni con
i diversi interlocutori.
La maggior parte dei sette capitoli aggiunti in questa nuova edizione
(testimonianze di Jules Lacomte, Giuseppe Perosio, Luisa Mancinelli
Cora, Heinrich Hölscher, G. Salvestri, Adolphe Boschot e Arrigo
Boito) non si distaccano molto dalla precedente impostazione del libro
eccezione fatta per la parte di Boito costituita da appunti ritrovati
da Conati in un taccuino che dovevano servire all'ultimo librettista
di Verdi per una biografia sul Maestro di Busseto che invece non fu
mai redatta. Questo capitolo infatti ha un'impostazione completamente
differente rispetto agli altri, innanzi tutto perché non narra
uno specifico episodio, ma delinea, anche se in maniera molto sommaria,
alcuni argomenti chiave della vita del compositore. Esemplificativa
è la descrizione della Villa di Sant'Agata che appare come
sfondo di molti episodi narrati nel libro: la descrizione di Boito
è molto meno enfatica rispetto, ad esempio, a quella di Caterina
Pigorini Beri ed è chiaramente funzionale a un lavoro di ampio
respiro sulla vita di Verdi.
Scorrendo l'indice del libro e le date delle varie testimonianze riportate
si nota che quarantotto di esse rientrano nell'arco di tempo compreso
fra il 1867 e il 1900, cioè nella fase della vita di Verdi
in cui egli aveva raggiunto il massimo della notorietà ed è
quindi più facile reperire informazioni sulla sua biografia.
Più interessante, ma evidentemente più difficile sarebbe
stato raccogliere fonti sugli anni giovanili e sulla formazione verdiana.
Se guardiamo il lavoro di Conati con lo sguardo della storiografia
musicale contemporanea possiamo dire innanzi tutto che esso è
in linea con le ricerche più attuali che danno rilievo soprattutto
alle fonti più che alla riflessione; tuttavia, negli ultimi
decenni,, la ricerca storico-musicale sembra più centrata a
interpretare l'opera d'arte e le sue forme: se le tendenze biografiche
più recenti cercano di trovare un importante contributo nei
resoconti, nei giornali, ed altri documenti di questo genere, l'attenzione
dello studioso si volge sempre più a comprendere la poetica
e lo stile dei compositori attraverso lo studio di tali fonti. In
questo senso il lavoro di Conati appare contraddittorio: se infatti
la sua metodologia risulta molto attuale, la forma e soprattutto i
contenuti del volume non sembrano aggiungere nulla sulle ricerche
sull'opera di Verdi. Un appassionato di lirica troverebbe difficoltà
a leggere un testo che usa in prevalenza un linguaggio ormai desueto
e pesante; nello stesso tempo uno studioso è più interessato
a conoscere la drammaturgia verdiana, a comprendere meglio le forme
musicali usate dal Maestro di Busseto, argomenti questi di cui non
vi è traccia nel libro. Sicuramente conoscere meglio il carattere
di Verdi suscita molta curiosità, ma è anche vero che
un tipo di indagine basata su ricordi, aneddoti e un approccio di
carattere più "sentimentale" appartiene più
all'estetica ottocentesca che a quella di fine Novecento. |