DEUTSCH Otto Erich (a cura di)

Schubert. L’amico, e il poeta nelle testimonianze dei suoi contemporanei

EDT
1999
pp.232

"Il problema Schubert": così Enzo Restagno definisce la difficoltà di giungere a una biografia del compositore viennese. I pochi avvenimenti essenziali della sua esistenza sono costellati da innumerevoli episodi e sentimenti soprattutto amicali che rendono la sua vita simile a quella di un Wanderer che cerca nelle piccole esperienze quotidiane, nelle conversazioni con altri artisti e nel rapporto con la natura il senso del nostro cammino terreno e dell’arte. Dare una forma narrativa adeguata a questa esigenza non è stata impresa facile e già i primi biografi di Schubert compresero che la brevità era il modo migliore di restituire il significato dei piccoli momenti di cui è colma la vita del compositore. A partire dagli anni 40 del XIX secolo prima Ludwig G. Neumann poi Franz Liszt tentarono di dipanare questo complicato groviglio di episodi e di ricordi che Schubert aveva lasciato nei suoi contemporanei. Ma fu Ferdinand Luib a iniziare una capillare indagine epistolare rivolta a tutti gli amici e conoscenti di Schubert per ricostruire la mappa della sua vita interiore. Tutto questo ricco materiale fu raccolto da Otto Erich Deutsch a partire dal 1912 e pubblicato nel 1957 con il titolo: Schubert. Die Erinnerungen seiner Freude e recentemente tradotto in lingua italiana dalla casa editrice EDT.

Il volume si struttura in tre capitoli: il primo contiene i necrologi scritti alla morte del compositore; il secondo i materiali raccolti da Luib e il terzo quello raccolto da altri ricercatori. Sia i necrologi, sia le lettere di maggior rilievo sono seguite da alcune osservazioni di Deutsch che non hanno il carattere di commento, ma di annotazione, cioè di chiarimento o di puntualizzazione relativo al testo che precede. E la prima nota che può rilevare un lettore moderno è proprio la mancanza di un atteggiamento critico nei confronti del materiale che viene presentato in maniera molto oggettiva, benché le lettere degli amici e dei conoscenti di Schubert siano piene di riferimenti a episodi o sentimenti personali. Anche se il progetto che ispira il volume è ben percepibile dalle sue pagine abbiamo sentito l’assenza di una voce che legasse gli episodi della vita del compositore alla sua poetica e soprattutto al suo rapporto con le forme musicali mitteleuropee usate nella prima metà dell’800. Questo atteggiamento che volutamente si astiene da un giudizio crediamo si debba attribuire a una impostazione filosofica positivista e a una storiografia musicale ormai superata che cerca e trova nella biografia un elemento autonomo di ricerca. Proprio questa mancanza, o meglio la distanza temporale cui si faceva riferimento sono interessanti punti di riflessione: soprattutto il materiale di Luib ci permette di comprendere la ricezione che Schubert aveva durante il XIX secolo. L’enorme importanza data alla forma del Lied a scapito delle composizioni sinfoniche e cameristiche denotano come Schubert, forse a causa della sua prematura scomparsa, fosse considerato dai suoi contemporanei, un compositore "da salotto" e non per le grandi sale da concerto Tuttavia uno degli aspetti più interessanti del volume consiste proprio nella descrizione dell’ambiente in cui visse, si formò e videro la luce i Lieder di Schubert. In questo contesto è emblematica la figura di Salieri che fu uno dei suoi maestri e tentò di insegnargli la scrittura vocale tipica del teatro italiano, dalla quale però il giovane musicista non si sentì attratto. Maggiore influenza esercitarono sulla sua esistenza e sulla sua poetica piccoli artisti come Johann Mayrhofer del quale Schubert musicò diverse liriche. In questa cerchia si costruivano la cultura e l’arte tedesche del primo 800.

Infatti la società austriaca di questo periodo con le sue istituzioni formative (si veda l’importanza attribuita al convitto nel quale Schubert ebbe la sua prima educazione) e musicali è uno degli elementi che emergono da questo libro: si può affermare che la storiografia musicale cui Deutsch fa riferimento non si basa tanto sull’evoluzione delle forme compositive, ma sulla stretta relazione esistente fra arte e contesto sociale, culturale, economico in cui vissero e operarono i protagonisti della storia della musica. In questo quadro di riferimento concettuale l’attenzione del lettore si deve volgere in due direzioni: da un lato le date delle composizioni e il rapporto con gli editori, testimonianze sia dello sviluppo artistico del compositore, sia della situazione economica in cui si trovò a scrivere musica, dall’altra il complicato intreccio di amicizie, collaborazioni artistiche, scambi che influirono non poco sulla sua poetica. Questa impostazione metodologica, che accomuna Deutsch e Luib, può apparire limitativa al lettore di oggi, ma può ad ogni modo divenire utile punto di partenza per una conoscenza dell’opera di Schubert; questa che potremmo definire una mappa degli intrecci esistenti fra gli episodi della vita del compositore e le persone che ne furono più o meno protagoniste, può essere complementare a una impostazione storiografica più moderna che, sia pur fondata su una analisi delle forme musicali, non disdegna di calare queste strutture nel contesto storico in cui ebbero vita. Per questo il volume può essere un’interessante via per approdare a una conoscenza più approfondita dell’opera schubertiana. Esemplare in questa direzione è la lettera di Leopold Von Sonnleithner (pp.98-112) che testimonia i rapporti che il compositore intrattenne con i suoi amici e altri artisti, in particolare il cantante Michael Vogl e della realtà socio-economica in cui si compì la sua maturazione.

Se, come si è detto, questo volume può essere utile allo studioso come integrazione a ricerche più approfondite sulla scrittura schubertiana, anche il lettore appassionato di musica, può trovare gradevole e istruttivo perdersi fra queste lettere per scoprire un autore come Schubert la cui esistenza non è stata segnata da grandi episodi, ma da piccoli incontri, da frammenti di vita che ben si adattano, come la sua musica, alla sensibilità moderna.

Stefania Navacchia

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