PASQUINI Elisabetta

Catalogo della discoteca storica "Arrigo ed Egle Agosti" di Reggio Emilia, vol.II.: Pezzi staccati e recitals

OLSCHKI
2001
pp.613

Il patrimonio culturale, e nel caso specifico quello musicale, di una comunità si arricchisce continuamente col variare della tecnica. Così larga parte del lavoro musicologico degli ultimi decenni si è concentrato anche sulla catalogazione di donazioni relative a fondi discografici e non solo su studi di carattere storico-musicali relativi alle opere e alle loro interpretazioni. Il recente volume pubblicato dalla casa editrice Olschki che costituisce la catalogazione di una parte della discoteca di Arrigo ed Egle Agosti donata nel 1977 al Teatro Valli di Reggio Emilia e oggi disponibile alla consultazione presso l’Archivio Biblioteca del Teatro stesso, fornisce una esemplificazione di questo tipo di ricerche. Questo volume, curato da Elisabetta Pasquini, raccoglie pezzi staccati e recitals e costituisce la seconda parte di un progetto articolato in tre libri: il primo, pubblicato nel 1985 a cura di Susanna Gozzi e Alessandro Roccatagliati, comprende opere complete e il terzo sarà dedicato alle etichette discografiche.

Il volume in esame si presenta come un grande elenco di dischi e si articola in cinque sezioni, la più consistente delle quali è quella relativa ai cantanti lirici: infatti si comprende dalla struttura dell’intero progetto che il fondo è dedicato in prevalenza al repertorio operistico; pochi sono i brani sinfonici presenti nelle sezioni dedicate ai direttori o ad altri interpreti, dove compaiono in prevalenza ouverture o intermezzi di opere celebri. Questo primo dato ci fornisce informazioni specifiche sulle preferenze personali degli Agosti, ma anche sul gusto predominante dell’epoca. La donazione infatti comprende pezzi incisi dalla nascita del 78 giri fino alla sua consegna al Teatro Valli cioè alla metà degli anni 70. Se la musica sinfonica ha una scarsa presenza non è così per la musica sacra e per le canzoni napoletane: emblematica è la scheda relativa a Franco Corelli che comprende anche un disco di arie sacre e due di canzoni.

Non si deve però fare fede alla vecchia illusione positivista che una semplice elencazione non presuma già delle scelte: in questo caso i criteri che hanno guidato la metodologia di archiviazione sono evidenziati nella prefazione curata dalla stessa autrice e soprattutto nelle spiegazioni delle tabelle esemplificative delle varie schede. Inoltre la stessa articolazione di queste fornisce già al lettore informazioni concettualmente rilevanti; così per esempio nel riportare i nomi dei brani viene rispettata la loro forma musicale (per intenderci nel caso di una scena scritta in forma melodrammatica ed eseguita integralmente vengono citati il primo verso del recitativo, dell’aria e della cabaletta). Dobbiamo anche sottolineare che il meticoloso lavoro sulle fonti operato da Pasquini, che qui per brevità non staremo a riassumere, ci dà delle informazioni importanti sui vari interpreti: ad esempio, i dati relativi al numero di matrice di ciascuna facciata del disco forniscono la datazione dell’esecuzione e di conseguenza materiale importante per comprendere l’interpretazione. È possibile in tal modo stabilire l’evoluzione vocale e artistica di un singolo cantante.

Esaminando a volo d’uccello i documenti del fondo riportati si può vedere innanzitutto che essi appartengono alle case discografiche ufficiali e non si può desumere se questa scelta sia stata determinata dal gusto degli Agosti o dalle offerte del mercato; per gli stessi motivi si può solo prendere atto della maggiore presenza del repertorio italiano del secondo Ottocento rispetto ad altri come ad esempio il Settecento o il teatro rossiniano. Un altro dato che si rileva immediatamente è la grande quantità di 78 giri presenti nella donazione (si veda ad esempio la scheda relativa ad Enrico Caruso). La rilevante presenza della musica lirica del secondo Ottocento sacrifica alcuni cantanti importanti della storia dell’interpretazione del teatro musicale come Sesto Bruscantini o Rolando Panerai a cui non è dedicata una scheda personale, ma che vengono citati solo sotto altre voci; così come spicca la totale assenza di nomi come quello di Lucia Valentini Terrani o Luigi Alva. Risaltano però scelte particolari come la presenza Lieder nella scheda dedicata a Elisabeth Schwarzkopf.

Vogliamo ancora una volta sottolineare che la "lettura" di questi dati fornisce indicazioni importanti sulle preferenze personali dei due collezionisti, sulle politiche delle varie case discografiche e in generale sui gusti di un’epoca. Questo libro e il fondo presente all’Archivio Biblioteca del Teatro di Reggio Emilia costituiscono una preziosa documentazione che ci permette di "leggere", al di là delle singole schede, l’evoluzione delle scelte di interpretazione e di ascolto, di quasi un secolo.

Stefania Navacchia

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