MURRAY SCHAFER Raimund

Educazione al suono. 100 Esercizi per ascoltare e produrre il suono

RICORDI
1998
pp.52

E’ luogo comune affermare che viviamo in una civiltà complessa, in cui i rapporti si moltiplicano e si intrecciano continuamente Questa è detta "società dell’informazione", poiché la quantità di nozioni con le quali ogni giorno veniamo a contatto è sempre maggiore; ed è anche detta "società dell’immagine": l’aspetto visivo sembra infatti "avere la meglio" all’interno del nostro sistema percettivo e occupare gran parte della nostra attenzione. Ed il suono? Tutto ciò che accade intorno a noi avviene forse in silenzio? Oppure alla base di questa "anestesia sonora" c’è un problema culturale, cognitivo e quindi anche educativo? Questa seconda ipotesi è quella seguita da R. Murray Schafer, che da anni studia il rapporto suono ed ambiente. Dopo saggi più di natura teorica egli si è dedicato anche ad aspetti più pratici ed ha pubblicato nel 1992 un testo di recente tradotto in italiano dalla casa editrice Ricordi con il titolo di Educazione al suono.

L’impostazione dell’autore si riflette anche nel modello educativo adottato nei cento esercizi contenuti nel libro. L’idea stessa di "esercizio" richiama, soprattutto a chi conosce un po’ le problematiche delle scienze pedagogiche e della loro storia, un modo di far scuola in cui esso veniva imposto rigidamente, dove vi era un’unica soluzione "esatta" e dove vi era sempre una consequenzialità nella serie dei compiti proposti, che spesso andava dal semplice al complesso. Murray Schafer abbraccia una prospettiva ecologica, per quanto riguarda sia i contenuti sia gli aspetti metodologici. Il testo è rivolto principalmente ad insegnanti o animatori e gli esercizi sono pensati spesso per attività di gruppo: essi fanno parte di un progetto flessibile e più ampio che il soggetto può adeguare alle esigenze di se stesso o del proprio gruppo.

Centrale in tutto il libro è la posizione dell’individuo all’interno del "paesaggio sonoro" in cui si può dire sia "immerso", sia come ascoltatore sia come produttore. Proprio il concetto di "immersione" ha acquisito notevole importanza nelle problematiche epistemologiche contemporanee in cui la prospettiva ecologica sta cercando un equilibrio tra la consapevolezza derivante da un’osservazione esterna dei fenomeni, a cui spesso sfugge il complesso intreccio di variabili che costituisce il reale, e la condizione di "incoscienza" di chi vive all’interno di un contesto, in cui si rischia di essere sommersi da una quantità enorme di informazione difficilmente collocabile in una struttura ampia e coerente.

E’ proprio questa la strada "ecologica" intrapresa da Murray Schafer: una educazione dei sensi fondata sulla relazione triadica individuo-ambiente-suono. Rifacendosi all’interesse dei greci per il suono ed alla loro attitudine all’atto di ascoltare, l’autore vuole favorire una nuova "abitudine a usare i sensi per esplorare l’ambiente" (p. 35), attraverso cui recuperare una percezione del nostro spazio quotidiano. Così, nel testo, viene dato molto rilevo alla possibilità di compiere alcune azioni solo attraverso il senso dell’udito come sapersi orientare, riconoscere distanze, persone, cose. Dunque viene data somma importanza alla percezione dell’ambiente circostante attraverso l’orecchio. Si mira ad un esame critico del paesaggio sonoro in cui si è immersi. Questo percorso tende quindi ad una rinnovata attenzione e quindi ad un lavoro molto profondo a livello anche cognitivo. Da questo deriva inoltre una particolare cura rivolta all’atteggiamento verso l’universo sonoro, con esercizi che riguardano ad aspetti come il rumore, la risata, la parola (ad esempio l’onomatopea) o addirittura il silenzio. Quello messo in atto dall’autore è un atteggiamento fenomenologico di recupero della funzione originaria di un nostro organo di senso. Questo è dimostrato dalla proposta di un dialogo con una persona non vedente: l’handicap, infatti, come ogni minima difficoltà quotidiana ci conduce a mettere in discussione le nostre abitudini, il "mondo dato per scontato fino a prova contraria" secondo la definizione di Alfred Schutz.. Anche la scrittura può aiutare a riattivare l’attenzione attraverso un "diario dei suoni" in cui Murray Schafer propone di annottare i suoni fuori dal comune che si odono nel corso della giornata. Lo stesso principio guida l’autore nel costruire gli esercizi relativi alla produzione del suono i quali seguono la direzione di un utilizzo consapevole della sfera acustica: si parte così dall’imitazione della realtà sonora esterna, per passare al racconto di una storia esclusivamente attraverso l’utilizzo di rumori, fino alla creazione di un codice comunicativo da percepire solo per mezzo del nostro apparato uditivo senza far ricorso alle parole. Utili ed interessanti sono anche le traduzioni dei suoni in altri linguaggi, soprattutto d natura visiva, poiché la possibilità di utilizzare canali oggi più familiari può consentire di riappropriarsi del senso del suono

Senso che deve sottendere alla costruzione di una "memoria sonora" che ha una valenza sia soggettiva sia sociale attraverso registrazioni che acquistano lo statuto di museo il quale assume il compito di documentare l’evoluzione del paesaggio sonoro all’interno di una determinata cultura. Ci preme sottolineare infatti il modo in cui Murray Schafer è attento a mettere in evidenza le differenti produzioni sonore nelle diverse società.

La rinnovata consapevolezza cui tende tutto il libro non deve essere fine a se stessa: la costruzione di un design sonoro ipotizzata nelle ultime pagine deve essere vista in funzione del gusto, del senso estetico, che conduca in seguito anche ad un nuovo modo di ascoltare musica. Inoltre proprio la comprensione del rapporto tra mondo acustico e cultura tende ad un nuovo concetto di "armonia" non più statico, ma dinamico. La coscienza di questo rapporto con l’ambiente può portare anche ad una comprensione della musica del nostro tempo.

Ma "l’educazione al suono" ha anche un forte connotato etico: lo ricordava anche Claudio Abbado parlando degli asili di Reggio Emilia in un recente incontro a Ferrara. Imparare ad ascoltare musica significa imparare ad ascoltare ogni cosa, e dunque aprirsi in una nuova apertura verso l’altro.

Stefania Navacchia

Associazione culturale Orfeo nella rete
http://www.orfeonellarete.it/
info@orfeonellarete.it
Designed by www.soluzioniweb-bologna.it