SOLOMON Maynard

Su Beethoven. Musica, psicoanalisi, poesia

EINAUDI
1998
pp.343

Diciamo subito che questo saggio è un contributo fondamentale agli studi beethoveniani e costituisce una sorta di integrazione della biografia già pubblicata da Solomon nel ‘77 (edita in italiano da Marsilio). Nella prefazione, l’autore stesso ci avvisa che il precedente lavoro affrontava le "zone d’ombra" della figura di Beethoven solo in modo riassuntivo e che questo libro è costituito da una raccolta di articoli scritti in diversi periodi e riguardanti aspetti specifici della tormentata vita del compositore.

Tutti questi articoli uno di seguito all’altro appaiono come tanti tasselli di un puzzle che piano piano vanno a comporre l’immagine del musicista; non si tratta però di un’immagine a tutto tondo, ma di una figura piena di luci ed ombre, lontano da quella visione quasi eroica che ne hanno dato molti musicologi.

La meticolosità con cui Solomon affronta le "zone d’ombra" è impressionante; ben lungi dal voler fugare ogni dubbio su questioni che, in realtà, non potranno mai essere risolte, come l’identità dell’Immortale Amata o il delirio sull’anno di nascita, il musicologo statunitense aggiunge nuovi elementi d’indagine e soprattutto organizza quelli già acquisiti da tempo, ordinandoli e reinterpretandoli.

L’indagine di Solomon si spinge anche sui terreni scivolosi della psicanalisi senza per questo cadere nei consueti luoghi comuni di cui troppo spesso si abusa, come nel caso di studi che si incentrano totalmente su latenti omosessualità o su desideri di rapporti incestuosi: il rapporto con il nipote Karl, ad esempio, viene visto alla luce di un desiderio del musicista di ricostruire una famiglia, o meglio, di far rivivere il fratello Ludwig Maria, morto in giovane età e con il quale Beethoven ha scambiato, più o meno inconsciamente, anche la data di nascita.

Un altro terreno fertile per le considerazioni di Solomon sono i rapporti di Beethoven con il primo Romanticismo tedesco, in particolare nel perseguimento di ideali che trovassero nell’arte quel compimento che non potevano avere nella vita di tutti i giorni.

Quasi a voler giustificare la precisione quasi ossessiva con cui l’autore procede nella sua indagine, Solomon inserisce un breve articolo sulla necessità e sul significato che la biografia assume nella comprensione dell’opera di un artista; l’articolo esce dallo specifico dell’argomento trattato e potrebbe essere idealmente spostato all’inizio del saggio per essere inteso come premessa e come enunciazione di un criterio interpretativo che si discosta in modo netto da coloro che vedono l’opera compiuta come una creazione che vive di vita propria.

Degno di grande interesse è il primo articolo del libro, dedicato all’analisi della Nona Sinfonia, dove Solomon riversa tutta la sua conoscenza di Beethoven, applicando il suo criterio interpretativo. Una prima lettura potrebbe non mettere in luce gli intenti del musicologo, ma tutto e proprio tutto si chiarisce man mano che ci si addentra nel percorso tracciato in tutto il libro: i tasselli vanno al loro posto e, proprio nell’analisi della Nona, il musicologo statunitense dimostra come gli aspetti della vita di un artista e la sua concezione del mondo possano esprimersi compiutamente e tangibilmente in musica.

Il libro si rivolge a tutti coloro che vogliono saperne di più, siano essi esperti o appassionati. Un consiglio: saltate il primo articolo, leggete tutto il resto e solo alla fine affrontate l’interpretazione di Solomon della Nona Sinfonia. Ne otterrete un’esperienza illuminante.

Gianfranco Marangoni

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