 CASTANET Pierre Albert, CISTERNINO Nicola (a cura di)
Giacinto Scelsi, viaggio al centro del suono
(contiene CD)
LUNA 2001 pp.365 |
Non esiste una fotografia di Scelsi, non voleva dare importanza al suo aspetto né alla sua vita materiale, si considerava un tramite, un modesto anello di congiunzione fra la musica del cielo e quella della terra, "un postino" diceva, fra la musica del cosmo e quella degli uomini. Firmava la sua musica col simbolo grafico fatto da una linea e da un cerchio: come un sole nascente, il sole della spiritualità che illumina il cammino dell’uomo nelle sue vite terrene fino a quella celeste. Scelsi credeva nella reincarnazione, diceva infatti di essere nato per la prima volta in Mesopotamia nel 2637 a. C., in realtà era nato a La Spezia nel 1905. Studiò con Sallustio, poi a Ginevra con Kelher e a Vienna con Klein. Nei primi anni Cinquanta si stabilì a Roma, luogo da lui stesso definito privilegiato "poiché Roma è la linea di confine fra est e ovest". Aderì al Gruppo di improvvisazione dell’Associazione Nuova Consonanza. Seguì, a causa di una malattia, un soggiorno in Svizzera e sarà proprio la malattia – secondo le dichiarazioni dello stesso Scelsi – a generare la sua nuova musica che prende il via da un gioco praticato fin dall’infanzia che consisteva nel ribattere, per ore e ore e per lunghi periodi, lo stesso suono sul pianoforte. L’analisi del singolo suono si dimostrerà la via intrapresa da Scelsi che, come nell’arcaica tradizione cinese, lega il suono a elementi naturali e cosmogonici. Nutrito di cultura orientale e mistica, Scelsi si ritirò in un isolamento meditativo che gli nuocerà in Italia, dove verrà tacciato di dilettante, ma non in Europa, soprattutto in Francia, dove verrà apprezzato fin dagli anni Settanta, quando il Gruppo dell’Itineraire lo indicherà come punto di riferimento della tendenza spettrale. Morì a Roma nel 1989. Dopo la sua scomparsa è sorta una Fondazione che porta il suo nome.
La visione di Scelsi è intuitiva, a-costruttiva, quindi lo spettro sonoro non è utilizzato in modo speculativo, come in Grisey e in Murail, semmai il compositore a lui più vicino è Levinas. A Scelsi hanno dimostrato stima Evangelisti (suo amico ai tempi del periodo di Nuova Consonanza), Ligeti, Xenakis, Cage e Feldman (col quale ha un modo simile di trattare il tempo/spazio). Abbandonando la tecnica dodecafonica e lo
stile neo-classico, presenti nelle sue opere giovanili, Scelsi approda a una concezione per la quale fare musica è tentare di fermare il movimento delle forze cosmiche e cristallizzarne l’energia in istanti sonori. L’attività del compositore si situa quindi fra due mondi, quello sovra-sensibile e quello terrestre (riprendendo antiche concezioni come quelle pitagoriche).
Scelsi usava improvvisare alla ondiola, lasciandosi guidare da uno strato di trance, come se togliendo la supervisione razionale il suono potesse arrivare senza filtri (un po’ come in certi procedimenti degli artisti surrealisti). Per Scelsi la musica è un’estasi, una sospensione dell’esperienza ordinaria per andare oltre, verso quel tempo spazializzato che permette di intuire ciò che sarà il tempo dell’eternità, quando ogni successione sarà scomparsa e tutto diverrà simultaneo. Scelsi si mette a disposizione del suono e l’opera risulta essere un campo di energie messe in moto dalla forza del gesto, il gesto spontaneo delle improvvisazioni che avvengono come in un sogno: i suoni venivano registrati eppoi filtrati attraverso la scrittura.
Fondamentale per entrare all’interno dei processi
psichici di Scelsi, per capirne la poetica e, quindi, la sua
musica, è il libro curato da due musicisti/musicologi/compositori
che Scelsi hanno seguito, studiato e amato da anni, il francese
Pierre Albert Castanet (autore, fra l’altro, di due documentatissimi
libri uno su Hugues Dufourt, del 1995, e l’altro sul rumore,
del 1999) e il pugliese, da anni abitante vicino a Venezia,
Nicola Cisternino (che filtra l’influenza di Scelsi anche nella
sua produzione compositiva).
Nel libro Scelsi si racconta in questo modo: "la
mia musica non è né questa né quella, non
è dodecafonica, non è puntillista, non è
minimalista. Cos’è allora? Non si sa, le note non sono
altro che dei rivestimenti, degli abiti. Il suono è sferico,
è rotondo. Invece lo si ascolta sempre come durata e
altezza /…/ dopo essere stato a Vienna a studiare la dodecafonica
con Walter Klein, un allievo di Schoenberg, mi sono ovviamente
ammalato. Era normale: chi, pervaso da una forza fuori dal comune,
passa ore al pianoforte, senza avere coscienza di ciò
che produce, dovendo pensare a un contrappunto o alla risoluzione
di una settima si blocca inevitabilmente /…/ c’è la musica
cristiana, quella indù, quella cinese, sono tutte vie
che portano alla trascendenza. Anche la gnosi e lo zen sono
vie di conoscenza, anche l’arte /…/ io sono solamente un intermediario
fra la musica del cosmo e la terra /…/ non avete idea di cosa
sia un suono! Vi sono dei contrappunti, vi sono sfasamenti dei
timbri diversi, armonici che producono effetti del tutto differenti
fra loro /…/ fissando a lungo un oggetto esso si ingrandisce
/…/ ribattendo a lungo una nota essa diventa grande, così
grande che si sente sempre più armonia ed essa vi si
ingrandisce all’interno, il suono vi avvolge /…/ e quando si
entra in un suono si diventa parte di esso, poco a poco si è
inghiottiti."
L’uscita di questo bel volume, documentato e appassionato,
rappresenta la seconda edizione del libro pubblicato nel 1993,
e già nel titolo, Viaggio al centro del suono,
vuole scavare nelle ragioni profonde che hanno spinto Scelsi
all’azione musicale. Rispetto alla prima edizione vi sono 7
articoli nuovi, fra cui due di Scelsi stesso. I testi sono di:
Cage, Mallet, Mache, Maurizi, Castanet, Tosolini, Cisternino,
Murail, Freeman, Cresti, Brizzi, Simon, Cohen-Levinas, Ancona,
Paquelet, Rigoni, Halbreich, Biget, Vidolin, Morini, Porta,
Castagnoli, Da Campos, Martinis (citati in ordine di apparizione
nel libro), come si vede il pensiero, l’operare e l’opera di
Scelsi vengono analizzati da molteplici punti di vista, da quello
prettamente biografico a quello estetico, da quello poetico
a quello strumentale, sia da studiosi, musicologi, compositori,
esecutori, prevalentemente italiani e francesi.
Importante l’inserimento del CD, che da’ modo
di ascoltare la musica e di trovare riscontri sonori di quanto
affermato nella parte saggistica. All’Ensemble Siddharta,
e al Brake Drum Percussion, con la direzione del suono
di Cisternino, si aggiungono preziosi solisti, quali Enzo Porta
al violino, Annamaria Morini al flauto, Gaspare Tirincanti al
clarinetto. I brani proposti sono Pranam II, Marcia rituale,
Xnoybis I, II, III, Quartetto n. 3, Kya I, II, III, tutti
eseguiti splendidamente, con la giusta partecipazione. |