SARTORIO Matteo

Storia del Museo Teatrale alla Scala

ED. DEL MUSEO TEATRALE ALLA SCAL
1999
pp.139

Matteo Sartorio, attuale Direttore del Museo Teatrale alla Scala, ha raccontato, in questo saggio agile e di gradevolissima lettura, la storia del Museo Teatrale alla Scala.

Il Museo prende forma negli anni tra il 1911 ed il 1913, per l’ostinazione e la caparbietą di un gruppetto di esponenti di quelle "grandi famiglie" milanesi un tempo profondamente inserite nel tessuto sociale della cittą. La storia dell’acquisizione della collezione Sambon, che costituirą il primo e pił consistente nucleo del futuro Museo, č raccontata con una accurata scelta di documenti dell’epoca e non manca dei colpi di scena e degli ostacoli che ancora oggi circondano i grandi interventi negli acquisti di opere d’arte, nelle grandi iniziative museali e nei rapporti con le amministrazioni pubbliche: aste difficili, raccolta faticosa di fondi attraverso sottoscrizioni, amministrazioni reticenti, preventivi per ipotetici lavori che si gonfiano in continuazione. Il gruppetto di eminenti milanesi alla fine ce la farą, non senza interventi di ambasciatori e altre autoritą, e dopo aver sconfitto la temibile concorrenza del solito miliardario americano pronto a spendere qualunque cifra pur di assicurarsi i numerosi cimeli della collezione. Su tutto vincerą l’orgoglio di aver contribuito al lustro della cittą, e forse anche la soddisfazione per aver battuto l’americano. Vale la pena di leggere con attenzione il discorso inaugurale del Direttore Generale delle Belle Arti, Corrado Ricci, nel quale l’oratore tesse un elogio della cittą capitale mondiale del teatro. Chissą cosa penserebbe il signor Ricci della Milano di oggi che, in morte di uno dei pił grandi registi teatrali del nostro secolo, Giorgio Strehler, č riuscita a organizzare in tutto un trasporto in Mercedes di cento metri, dal vecchio Piccolo Teatro al mai del tutto concluso Nuovo Piccolo Teatro, monumento all’inefficienza e alla corruzione di una cittą che ha perso la sua identitą morale pił profonda?

Il libro documenta tutte le varie gestioni e i relativi statuti, descrive i rapporti con il Teatro, testimonia il lunghissimo contenzioso con il Comune per il famoso pianterreno dell’ex-Casino Ricordi, di cui il Museo occupa il primo piano, sempre ambito dai vari direttori e mai concesso, preferendo alla destinazione museale dapprima quella di calzaturificio, poi quella di bar ristorante, il mitico Biffi Scala, e ora di ristorante assai meno glorioso ma inevitabilmente costoso, e soprattutto chiuso ad ogni rapporto con la piazza.

La storia del Museo č una piccola, ma significativa parte della storia della cittą, e credo che piacerebbe a molti milanesi, ma anche ai non milanesi, a tutti quelli che si sono affacciati per la prima volta nella monumentale sala del Piermarini proprio provenendo dalle sale del Museo, da quel famoso palchetto del second’ordine che si apre su un mondo oggetto di desiderio e custode di favolose memorie. E fa nascere la speranza che almeno questa istituzione milanese continui, nel suo trafficatissimo crocevia tra via Filodrammatici e Piazza della Scala, a cercare di rimanere radicata nel tessuto vivo della cittą, ad aprirsi e a mostrarsi con quello spirito colto e insieme amichevole che ha sempre caratterizzato le pił autentiche iniziative culturali milanesi.

Daniela Goldoni

Associazione culturale Orfeo nella rete
http://www.orfeonellarete.it/
info@orfeonellarete.it
Designed by www.soluzioniweb-bologna.it