 GELLI Piero, JACOBELLI Luisa
Il trovatore
ARCHINTO (in collaborazione con Milano per la Scala) 2000 |
"Nonna mi racconti una storia". Quante volte, fino a qualche
decennio fa, i bambini di tutto il mondo hanno pronunciato questa
frase? La narrazione non è solo un modo per organizzare in
maniera temporale il nostro pensiero e le nostre emozioni, ma anche
per tramandare le nostre tradizioni di generazione in generazione.
I media che sono apparsi nel panorama socio-culturale negli
ultimi cinquant'anni, invece di apportare nuovi linguaggi e nuove
storie, si sono sostituiti progressivamente ai vecchi favorendo un
tipo di fruizione di ogni genere di contenuto basato più sul
consumo effimero dell'informazione piuttosto che sulla riflessione.
Contro questa tendenza si colloca questa iniziativa editoriale dell'Archinto,
che in collaborazione con la Fondazione Teatro alla Scala, ha realizzato
una serie di libri illustrati per bambini relativi alla nostra tradizione
di opera lirica, di cui recensiamo qui la "favola" de Il
trovatore di Giuseppe Verdi. Il testo nella sua interezza integra
differenti codici comunicativi: non solo le immagini di Luisa Jacobelli
riproducono con efficacia l'ambientazione tardo medioevale della vicenda,
facendo leva sull'immaginario collettivo che da secoli i bambini si
sono costruiti su questo periodo storico, ma lo stesso linguaggio
verbale utilizzato da Piero Gelli fa interagire nella medesima sintassi
semantiche provenienti da ambiti comunicativi differenti. Così
se la struttura grammaticale è tipica del discorso fiabesco,
il lessico usato è quello del libretto di Cammarano; non mancano
poi dirette citazione delle arie o dei concertati più celebri.
Questo consente al bambino di riconoscere una struttura, cioè
una sintassi a lui nota, e di edificare su questa una conoscenza nuova
che si fonda sulle parole del libretto. Questa integrazione lo porterà
a costruirsi mentalmente la narrazione dell'opera attraverso schemi
già presenti nella sua organizzazione cognitiva e parole che
forniscono alla vicenda un contenuto nuovo; in tal modo quando andrà
a teatro la sua struttura conoscitiva gli consentirà di seguire
lo svolgimento dell'opera e in questo sarà aiutato da quelle
parole che già conosce attraverso la lettura del libro. Non
si deve quindi pensare che il tipo di apprendimento sia basato sul
semplice riconoscimento, ma la sintassi particolarmente adatta e conosciuta
al pubblico infantile consente che questo tipo di conoscenza si radichi
maggiormente nella sua organizzazione cognitiva. In questo caso il
compito è ardito poiché la trama è particolarmente
complessa, per usare un eufemismo, e va sottolineato che non mancano
nel testo riferimenti ironici. (dopo la minuziosa descrizione della
scena del Miserere, di cui, peraltro, viene resa l'efficacia
drammatica, il tutto è definito "un vero strazio").
Proprio la "grammatica fiabesca", la particolare semplicità
e "musicalità" di questa forma di narrazione rendono
così intelligibile una vicenda considerata, a ragione, assurda
e confusa per antonomasia.
Come spesso accade la comprensione è agevolata dalle illustrazioni,
vuoi perché luogo comune considera le immagini un codice più
adatto all'infanzia, vuoi perché la ridondanza comunicativa
consente di scegliere il linguaggio maggiormente idoneo al proprio
stile cognitivo. Si può affermare che il lavoro di Luisa Jacobelli,
i cui risultati nel campo dei libri per l'infanzia sono noti e molto
apprezzati, racconta visivamente la storia de Il trovatore.
Molte delle raffigurazioni presenti nel libro non fermano un determinato
istante del tempo e non raffigurano un determinato luogo dello spazio,
ma sintetizzano in una sola immagine diversi momenti della storia,
soprattutto quelle parti del libretto che non costituiscono la vera
e propria azione, ma la parte narrata dai vari personaggi. Così
ad esempio, con una iconografia molto accattivante per i bambini,
il fumo del fuoco accesso nel campo dei gitani, disegna il supplizio
della madre di Azucena ed il rapimento del figlio del Conte di Luna.
Vi è anche un uso cinematografico delle immagini, quando dalla
finestra del castello Manrico e Leonora vedono la pira su cui sta
per essere arsa la zingara a sottolineare anche in questo caso l'uso
di differenti canali di comunicazione
E proprio parlando della "Pira" si comprende che le finalità
del libro sono molteplici: esso non mira solamente a raccontare una
storia, ma anche a dare i fondamenti della conoscenza che deve avere
un futuro melomane. Già abbiamo menzionato il fatto che vengano
citati gli incipit delle arie più importanti dell'opera
che un appassionato di lirica deve assolutamente conoscere, ma ci
sembra ancora più rilevante che venga sottolineata l'importanza
del do di petto alla fine della cabaletta di Manrico (e questo scredita,
se ancora ce n'è bisogno, le scelte estetiche dell'attuale
direttore musicale del Teatro alla Scala) a consolidare una tradizione
operistica italiana che deve essere necessariamente tramandata al
giovanissimo pubblico. Proprio la formazione del pubblico, a partire
dai più piccoli, deve essere l'obiettivo culturale di quella
minoranza della società che crede ancora nel valore conoscitivo
ed etico del sapere e dell'arte. Essa si pone l'obiettivo, andando
oltre un tessuto istituzionale omologante e oggettivante, di usare
ed integrare sia i più moderni mezzi di comunicazione sia i
più antichi, come quello fiabesco, per divulgare la grande
tradizione come le più recenti ricerche artistiche, creando
così una continuità fra presente, passato e futuro all'insegna
del costante rinnovamento. |