FANNA Francesco,TALBOT Michael (a cura di)

Fondazione Giorgio Cini
ISTITUTO ITALIANO ANTONIO VIVALDI
Cinquant’anni di produzioni e consumi della musica dell’età di Vivaldi

OLSCHKI
1998

Il presente volume nasce dagli atti del convegno tenutosi presso la Fondazione Cini in occasione del cinquantesimo anniversario dell’Istituto Italiano Antonio Vivaldi. Il titolo del convegno può far subito pensare ad una raccolta di studi orientati a tracciare un elenco di avvenimenti prodotti dal dopoguerra ad oggi riguardanti la diffusione della musica settecentesca con una inevitabile sequela di dati che, sebbene risultino senz’altro utili a fini statistici, non costituiscono affatto una lettura stimolante.

In realtà gli aspetti presi in considerazione sono molteplici e gli studi dedicati ai dati ed alle statistiche, comunque giustamente presenti, si limitano agli interventi di Enrico Careri e Patrizia Bassi, i quali si occupano dell’attività di aree circoscritte (Torino e Roma), ma indicative per la diffusione della musica barocca.

Nella sua introduzione Roman Vlad ripercorre brevemente le prime avvisaglie anteguerra di una riscoperta vivaldiana ad opera soprattutto di compositori come Malipiero e Casella, in nome di una riscossa della “italianità” contro lo strapotere della musica tedesca dell’Ottocento. Nel saggio successivo, Marzio Pieri approfondisce le ragioni della rinascita della musica settecentesca portando alla luce le tesi, spesso anche contraddittorie, dei protagonisti della cultura del dopoguerra.

Michael Talbot affronta i problemi interpretativi derivanti dallo scontro tra le prassi esecutive tradizionali e quelle filologiche, riferendosi soprattutto alle riflessioni del critico e musicologo americano Richard Taruskin, il quale sostiene che il concetto di autenticità è stato assimilato ai valori del “modernismo” attraverso letture tendenziose delle fonti storiche. L’intervento di Talbot fa inoltre da corollario al puntualissimo saggio di Roger-Claude Travers che ripercorre le ultime vicende della critica e dell’interpretazione suddividendole in periodi e correnti ben precise.

Nella musica barocca, la tendenza filologica delle interpretazione degli ultimi trent’anni diviene un affare commerciale soprattutto perché, come acutamente osserva Catherine Moore, il recupero di musiche sconosciute ha rappresentato una novità per il mercato discografico. A fronte però di innumerevoli esecuzioni delle stesse opere, la Moore invita i suoi colleghi ad impegnarsi maggiormente per influenzare le case discografiche sulle scelte dei brani da registrare.

Una buona parte del libro è dedicata alla riscoperta della musica vocale vivaldiana. Mentre lo studio di Colin Timms si preoccupa di delineare la situazione delle ricerche sulle cantate, ben sei interventi, che costituiscono un blocco ben definito all’interno di tutto il volume, sono invece dedicati al teatro d’opera. Livia Pancino ripercorre le vicende della riscoperta del teatro vivaldiano nella prima metà del Novecento, riportando i giudizi dei più autorevoli critici del tempo. Sandro Cappelletto e Màrio Vieira de Carvalho affrontano i problemi della messinscena ai giorni nostri, partendo dalle considerazioni  sugli spettacoli del Giustino, rappresentato a Vicenza nell’85, il Serse ed ancora il Giustino, andati in scena ad Halle rispettivamente nel ‘72 e nell’84. Il lungo studio di Frédéric Delaméa cerca di stabilire i criteri esecutivi degli ultimi dieci anni di rappresentazioni vivaldiane, fornendo considerazioni sulle scelte dei titoli e sui criteri esecutivi. Considerazioni più generali che investono tutto il teatro barocco si trovano invece negli interventi di Sergio Bestente e Gilbert Bezzina. Esiste una cifra che accomuna questi articoli dedicati al teatro: la consapevolezza che, nonostante gli sforzi intrapresi per “riesumare” le opere barocche, si sia ancora lontani dall’aver creato una base culturale per una fruizione convincente, per la quale non basta un’esecuzione tecnicamente buona, ma è necessaria un’azione più ampia e profonda che investa l’organizzazione stessa delle nostre istituzioni musicali e le abitudini del pubblico.

Gli ultimi studi del libro sono dedicati ad aspetti indicativi della diffusione della musica di Vivaldi in altri paesi. Danièle Pistone descrive l’intensa attività concertistica e discografica dei numerosi interpreti, francesi e non, specializzati nel repertorio barocco che si sono esibiti a Parigi tra il ’47 e il ’97. Démètre Yannou, invece, fa lo stesso tipo d’indagine sulle principali istituzioni musicali in Grecia nel primo dopoguerra. Per la Germania, Berthold Over evidenzia l’importanza culturale dell’esperienza della Cappella Coloniensis, nata nel ‘54 su iniziativa della Westdeutscher Rundfunk Köln. Non viene trascurato nemmeno il nuovo continente: Faun Tanenbaum Tiedge riporta le attività dell’America del Nord, mentre Alberto Basso, ci spiega che l’Europa occidentale non è stata l’unica depositaria della cultura barocca e che l’America latina divenne un contenitore in cui vennero conservatore molti monumenti musicali europei.

Un altro aspetto della diffusione della musica barocca è contenuto nel curioso saggio di Susanne Kübler Basile che indica quali stilemi musicali del barocco, ed in particolare di Vivaldi, siano stati usati da una formazione di musica leggera quale Rondò veneziano.

 

Per la grande varietà e quantità degli argomenti trattati si è pensato di elencare i contributi contenuti nel volume:

Roman Vlad, Una finestra aperta sulla prima metà del secolo.
Marzio Pieri, Pre-echi vivaldiani.
Michael Talbot, Trasmissione contro interpretazione. Il cimento dei testi e degli atti.
Catherine Moore, Scholars in the arena: artistic juadgement and ther roar of the crowd.
Roger-Claude Travers, 1947-1997: Vivaldi, les baroques et la critique: toute une historie.
Colin Timms, The italian Cantata since 1945: progress and prospects.
Jean-Pierre Demoulin, Angelo Ephrikian pionnier de la restitution authentique de la musique de Vivaldi.
Livia Pancino, La riscoperta del teatro vivaldiano e la critica.
Frédéric Delaméa, Les opéras de Vivaldi au XX siècle. La poursuite de l’exhumation (1987 -.1996)
Sergio Bestente, Il melodramma settecentesco sulle scene di oggi: alcune note su un difficile rapporto.
Gilbert Bezzina, L’histoire de la redécouverte des ouvres lyriques de Vivaldi à travers l’interprétation.
Sandro Cappelletto, Parola virtuale e drammaturgia dell’illusione. Giustino “cantando va” nel microchip. Mario Vieira De Carvalho, Productive Misreading of Baroque Opera: the staging of Handel’s Serse by Herz (1972) and Giustino by Kupfer (1984).
Enrico Careri, La musica strumentale italiana del tempo di Vivaldi nei programmi delle maggiori istituzioni concertistiche romane dal dopoguerra ad oggi (1945 – 1997).
Patrizia Bassi, Presenze vivaldiane nelle programmazioni musicali a Torino.
Daniele Pistone, Vivaldi et son temps dans la vie musicale parisienne de 1947 à 1997.
Démètre Yannou, La musique italienne de la première moitié du XVIII siècle dans le répertoire d’orchestres et d’ensembles instrumentaux grecs pendant les années d’après-guerre (1945 - 1967ca.).
Berthold Over, La Westdeutscher Rundfunk Köln (WDR) e la musica antica. Un panorama.
Faun Tanenbaum Tiedge, The Figlie di coro in the twentieth Century: the Ospedali repertoire in America (with some notes in Vivaldi Reception).
Susanne Kübler Basile, Modelli stilistici vivaldiano nella musica leggera. Il fenomeno dei Rondò Veneziano.
Alberto Basso, Le nuove frontiere del barocco musicale: i repertori ricuperati ai confini dell’Europa e nelle Americhe.
Paul Everett, Beyond 2000: the reappraisal and regeneration of Vivaldi’s music.

Gianfranco Marangoni

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