PICARD Francois, RESTAGNO Enzo

La musica cinese. Le tradizioni e il linguaggio contemporaneo

EDT
1998
pp.224

Il volume viene presentato in concomitanza con la XXXI edizione di Settembre Musica, dedicata alla musica cinese, che ha offerto numerose iniziative legate sia alla musica tradizionale cinese che alla produzione contemporanea, ma il suo interesse va ben oltre l’occasione, aprendo uno squarcio di luce non solo sulla musica cinese, ma anche sulla situazione attuale del paese e sullo stato della comunicazione tra Cina e occidente.

La prima parte, a opera di Francois Picard, massimo conoscitore e studioso della musica tradizionale cinese, è fondamentale per orientarsi nella varietà di epoche, stili e aree geografiche che la caratterizzano. Con chiarezza e alto spirito di divulgazione il testo di Picard permette di comprendere il fondamentale legame tra musica e riti religiosi, nonché tra musica e pratiche sociali, dando vita ad un saggio che è insieme di antropologia e storia della musica. Una ricca documentazione sugli strumenti musicali tipici completa in modo esauriente la prima parte dell’opera.

La parte relativa alla musica del nostro secolo, a opera di Enzo Restagno, comprende un contributo sul linguaggio contemporaneo, arricchito da otto interviste ad altrettanti giovani musicisti cinesi .La storia della musica cinese del nostro secolo ripercorre le vicende tormentate della chiusura totale a qualunque forma di comunicazione con l’esterno degli anni della rivoluzione culturale, che segnano una cesura netta con gli anni della prima metà del secolo nei quali, seppure con difficoltà, rapporti tra la Cina e l’esterno erano frequenti. Molti musicisti cinesi della penultima generazione entrarono in contatto con la musica francese, o direttamente, attraverso soggiorni in Francia, o attraverso scambi di informazioni e documenti. Ma anche musicisti come Bartok, Schoenberg, Hindemith erano conosciuti. La rivoluzione culturale porterà all’abolizione di tutto quanto non era cinese e di ispirazione popolare, rompendo traumaticamente i rapporti tra maestri, spesso imprigionati, mandati in campi di lavoro, perseguitati, e generazioni intere di allievi costretti ad imparare i rudimenti della musica in modo casuale, pericoloso e sfidando continuamente la minaccia di delatori e l’oppressione dell’autorità. Solo negli anni ’80 il governo cinese permetterà di riallacciare contatti con le istituzioni musicali occidentali. Le otto interviste di Enzo Restagno permettono di comprendere le difficoltà dell’ultima generazione di musicisti, bambini o ragazzi negli anni della rivoluzione culturale, lo smarrimento che seguì la fine della rivoluzione, il loro desiderio di conoscere e assimilare la musica occidentale del ‘900, la volontà di non abbandonare la tradizione legata alla musica etnica, le diverse strade che ognuno di loro sta percorrendo, chi seguendo un’ispirazione di tipo naturalistico, chi rielaborando la tradizione più antica, chi legandosi all’occidente scegliendo di vivere in USA ed in Europa, pur non rinunciando alla propria profonda identità cinese.

Una esauriente discografia completa il volume, che ha il grande merito di creare curiosità intorno a questa scuola di giovani musicisti, nonché di contribuire alla riflessione sui rapporti tra Cina e Occidente.

Daniela Goldoni

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