 POGUE D., SPECK S.
Musica classica for dummies.
con 1 CD audio
APOGEO 1998 pp.338 |
Le ricerche pedagogiche e di scienze delle comunicazioni degli ultimi
50 anni hanno dimostrato come vi siano diversi modi per divulgare ed educare e come anzi
oggi siano più importanti i codici e le modalità di trasmissione rispetto ai contenuti.
Così per capire un libro e per leggerlo in modo critico bisogna prestare molta attenzione
ai linguaggi usati, al "taglio" del lavoro, allo stile comunicativo, ecc. Allo
stesso modo un autore, al momento della scrittura, deve avere piena consapevolezza dei
mezzi usati. Tale coscienza si percepisce bene al primo approccio coi due volumi della
casa editrice Apogeo dedicati alla "musica colta": Musica classica for
dummies e Opera lirica for dommies.
Le due pubblicazioni sono traduzioni di opere americane di David Pogue
e Scott Speck e hanno la medesima impostazione. La casa editrice Apogeo è specializzata
nel settore informatico e questa predilezione ha sicuramente determinato la scelta di
pubblicare queste due opere in lingua italiana: scorrendo i due indici infatti, che
appaiono del tutto simili, è subito chiaro che i due argomenti vengono trattati come in
un manuale di un software informatico. Il target è il grande pubblico,
l’americano medio, ben inserito nella cultura proposta dai mass-media
l’obiettivo va ricercato nel tentativo di inserire musica classica e musica lirica
nella cultura della gente comune. Per raggiungere questa finalità viene fatta leva
proprio sulla cultura che giornali, televisione e pubblicità continuano a proporre. A
volte questa scelta rende difficile la lettura a un pubblico europeo proprio perché i due
libri sono ben inseriti nel background della cultura statunitense (vi sono ad
esempio riferimenti a spot pubblicitari di cui si può solo supporre la provenienza
americana).
Da queste premesse (il rapporto con la cultura statunitense,
l’impostazione manualistica e la grande attenzione ai codici comunicativi) deriva
tutto l’impianto dei due volumi. Ciò che colpisce immediatamente il lettore attento
e competente è la complessità della costruzione. Innanzitutto vengono usati molteplici
linguaggi: la parte scritta è alternata a un attento utilizzo della grafica ed in
particolare di piccole icone che orientano il lettore e guidano la comprensione. Ad ognuno
dei volumi è allegato un CD che contiene alcuni brani, in un caso sinfonici,
nell’altro operistici. Così si può dire che si tratta di un’operazione
"multimediale" perché vengono usati sia più linguaggi, sia più supporti.
Inoltre merito dell’opera è il tentativo, a mio avviso riuscito, di creare
integrazione fra questi diversi elementi: grafica e parola proprio attraverso l’uso
delle icone si intrecciano e si compensano; ci sono poi continui rimandi e dettagliate
spiegazioni (che analizzeremo in seguito) dei brani presenti sui CD. E infine vi sono dei
rimandi da un testo all’altro come se costituissero una sola opera.
Un secondo livello di analisi entra più nel merito di come vengono
usati i diversi linguaggi; nel complesso il tono della trattazione è leggero, forse fin
troppo: la grafica è accattivante, nel testo vi sono continue battute di spirito, anche
di dubbio gusto, c’è sempre il tentativo di riportare l’argomento trattato
all’interno della vita quotidiana del lettore. Ma tutto questo non ha comportato,
come spesso accade, un impoverimento del linguaggio tecnico e dei contenuti: i riferimenti
alla dodecafonia ed alla "seconda scuola di Vienna" ne sono un validissimo
esempio. La trattazione non è certamente superficiale se per esempio parlando di Un
ballo in maschera gli autori citano le diverse versioni dell’opera che Verdi ha
dovuto rielaborare. Allo stesso modo non va sottovalutato che nella presentazione della
storia della musica e delle diverse opere vengono citati autori come Luigi Nono e
composizioni come Lulu e Wozzeck. Rare sono le imprecisioni a testimonianza
che gli autori hanno una ben solida conoscenza dell’argomento trattato.
Più complessa appare l’analisi della strutturazione dei contenuti
perché in essa, ancora una volta, i linguaggi giocano un ruolo determinante. Infatti
dobbiamo ora capire che cosa si cela dietro questo tono leggero. Il grado di
approfondimento dei vari argomenti non è omogeneo: mentre per esempio, presentando le
caratteristiche principali del genere operistico Pogue e Speck mettono in evidenza che
nell’opera lirica la trama costituisce un pretesto per "parlare" attraverso
un linguaggio musicale di emozioni, dimostrando in tal modo di avere colto giustamente
l’essenza di questa forma d’arte, altrettanto non fanno quando analizzano i
brani riportati nei CD. In questo caso infatti la loro spiegazione si limita ad una
descrizione "superficiale" (uso questo termine nel suo significato letterale,
cioè "che si limita alla superficie") dei vari ascolti: viene fatto riferimento
soprattutto alle diverse linee melodiche prestando attenzione più ai movimenti
dell’orchestra e della voce che alla struttura. Quest’ultima viene solo
accennata e spiegata per sommi capi nel capitolo dedicato alle forme della musica
assoluta. Credo tuttavia che questo tipo di approccio, se pur semplice, possa condurre il
pubblico verso un primo modo consapevole di ascoltare la musica: infatti già queste prime
nozioni possono creare nell’ascoltatore schemi mentali utili, anche se molto
generali, per abituarsi ad un movimento di sinfonia o ad un’aria d’opera.
Così arriviamo a domandarci quale uso è possibile fare di questi due
volumi. Sicuramente si prestano a una lettura non necessariamente sequenziale e quindi il
loro carattere complesso e "multimediale" li rendono adeguati a molti possibili
utilizzi: possono adempire a una funzione di consultazione o possono essere usati secondo
un percorso guidato dall’interesse del lettore ecc. Ciò che emerge dai testi è
l’esigenza di preparare il pubblico a sostenere conversazioni di argomento musicale
dimostrando una certa padronanza della materia. In questo appare chiara
l’impostazione sociologica che è presente nella cultura americana, che dà molta
più importanza rispetto a quella europea, ai rapporti interpersonali e al modo di stare
in società. Da questo si può comprendere la funzione di veri e propri decaloghi
riguardanti, per esempio, il modo di vestirsi all’opera o come leggere una locandina,
ma la sola pubblicazione dei due libri è indicativa per la popolarità della musica
classica e dell’opera lirica negli Stati Uniti. Saremmo curiosi di conoscere le cifre
relative alla loro vendita in Italia, dove la cultura musicale è praticamente inesistente
a fronte di una ricchissima tradizione, o in altri paesi europei come la Germania (non
sono a conoscenza di una traduzione tedesca), dove invece la musica classica ha una
diffusione vasta e approfondita. Mi auguro che questa iniziativa possa portare nuova linfa
alla musica in Italia, ma temo che sia soltanto un sogno. |