ABBADO Claudio

Musica sopra Berlino. Intervista con Lidia Bramani

BOMPIANI
1997
pp.233

La presenza in libreria di un volumetto che riporta in copertina il nome e la fotografia di Claudio Abbado, induce a pensare che si tratti di una delle tante pubblicazioni il cui intento è tracciare il profilo di un interprete. Ma già la lettura delle prime pagine della lunga conversazione che Lidia Bramani ha tenuto con il direttore milanese consente di intuire la peculiarità di Musica sopra Berlino.

Il discorso viene sviluppato sulla traccia dei "cicli berlinesi", una particolare e fortunata impostazione che Abbado ha voluto dare alle stagioni dell’Orchestra Filarmonica di Berlino, con l’intento di legare le iniziative musicali a quelle di altri linguaggi espressivi. Proprio il carattere interdisciplinare è uno dei tratti più specifici del libro: i cicli costituiscono l’occasione per riflettere su temi sociali ed artistici così come emerge nel racconto, forse a volte un po’ troppo scolastico, delle opere musicali presenti nelle varie stagioni e delle collaborazioni con altri ambiti artistici (teatro, letteratura, cinema, arti figurative). A vari livelli troviamo connessi diversi linguaggi, diverse prospettive. Come sostiene la stessa Bramani nell’Introduzione, il nucleo del lavoro da lei svolto con Abbado risiede nel suo "taglio di carattere culturale, più che interpretativo" (p.11): la musica diviene un punto di vista attraverso cui guardare la realtà circostante e perde così quell’aura di "sacralità accademica" che la vedeva relegata in un universo per "pochi spiriti eletti". Abbado crede non solo nella necessità di divulgare, ma anche nella funzione educativa del linguaggio musicale così come nella sua "spinta a contrastare il disimpegno" (p.8).

Berlino, causa la sua storia e il suo tessuto sociale costituisce per Abbado il luogo ideale per sviluppare questo progetto: la capitale della "nuova Germania" è divenuta "il simbolo di un tempo diverso che potrebbe fondarsi sulla qualità della vita e non solo sulla sua rigida scansione quantitativa" (p.13) e quindi territorio privilegiato per la continua ricerca di un nuovo modo di fare cultura. La presenza di una molteplicità di etnie, lingue e abitudini rende la città tedesca un possibile punto di riferimento da cui partire alla ricerca di ciò che è diverso. In un simile conteso, come sottolinea Lidia Bramani con una metafora molto efficace, la figura del direttore d’orchestra non costituisce più il vertice di una piramide ma, con Abbado, la struttura sembra essersi radicalmente capovolta: l’attività musicale diviene uno dei fondamenti su cui sviluppare la vita culturale della città.

In questo senso l’importanza del lavoro di Abbado risiede proprio nell’invito a riconsiderare il ruolo stesso del direttore d’orchestra: egli si dimostra consapevole che, dopo la caduta del muro, l’incarico di dirigere la prestigiosa Filarmonica non può più essere svolto, come volle il suo predecessore, in modo tradizionale ma deve caricarsi di una forte spinta propositiva affinché, attraverso una programmazione musicale attenta e culturalmente impegnata si possa edificare un nuovo contesto intellettuale. Musica sopra Berlino permette così anche di riflettere sulla possibilità di rifondare il rapporto tra direzione d’orchestra e cultura: in conformità con il pensiero del nostro tempo, il linguaggio musicale diviene un’occasione, una prospettiva da cui artisti e pubblico possono intraprendere un cammino che li conduca per mano ad esplorare vari aspetti del sapere, delle arti e dell’esistenza.

Stefania Navacchia

Associazione culturale Orfeo nella rete
http://www.orfeonellarete.it/
info@orfeonellarete.it
Designed by www.soluzioniweb-bologna.it