 MÖRIKE Eduard
Mozart in viaggio verso Praga
PASSIGLI
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"E sordo stropicciar di mossi scanni
E cigolio di tavole spiegate
Odo vagar fra le sonanti risa
Di giovani festivi e fra le acute
Voci di dame cicalanti a un tempo,
Come intorno a selvaggio antico moro
Sull’imbrunir del dì garrulo stormo
Di frascheggianti passeri ...(G. Parini, Il Giorno)
Il salotto settecentesco, il gioco, la ritualità
della conversazione e l’amore per la musica: questi sono alcuni
degli ingredienti contenuti nel testo di Eduard Mörike, poeta
tedesco splendidamente romantico, alle prese con Wolfgang Amadeus
Mozart in viaggio verso a città di Praga, intento e preoccupato
supervisore della prima rappresentazione (1787) del suo Don Giovanni.
Lontano da ogni intento storiografico, Mörike
ci consegna una "novella" (così la definisce Theodor
Storm nella prefazione) avvincentemente poetica, in grado di ripercorrere
e far rivivere al lettore la complessa e controversa personalità
del maestro salisburghese.
I vent’anni di un genio assoluto della storia della
musica universale, la sua maturità, la sua devozione per
la moglie Kostanze, la febbrile ansia creativa che lo pervade costantemente,
la sua mondanità e il garbo settecentesco da pariniano giovin
signore, fanno di Mozart una delle più affascinanti personalità
della musica di tutti i tempi.
Sensibilità gaia e tragico disincanto sono
i due aspetti maggiormente sondati nel racconto, agile ed accattivante
allo stesso tempo, specie nei dialoghi immaginati dall’autore. Immaginiamo
un pianoforte, un clarinetto, la voce leggiadra di un cantante,
una meravigliosa "tavolozza" di sonorità e colori
riecheggiano nella mente del lettore, trasportato nei saloni della
nobiltà viennese sul finire del XVIII sec, immerso nella
più avvolgente Hausmusik, ora giocosa ora riflessiva,
mai banale.
E ancora il teatro, i suoi colori e la sua magica
finzione:
"Sogni e favole io fingo; e pure in carte
mentre favole e sogni orno e disegno,
in lor, folle ch’io son, prendo tal parte,
che del mal che inventai piango e mi sdegno.
Ma forse, allorché non m’inganna l’arte
più saggio io sono? È l’agitato ingegno
forse allor più tranquillo? O forse parte
da più salda cagion l’amor, lo sdegno?
Ah che non sol quelle, ch’io canto o scrivo
favole son, ma quanto temo e spero
tutto è menzogna, e delirando io vivo!
Sogno della mia vita è il corso intero.
Deh tu, signor, quando a destarmi arrivo
fa ch’io trovi riposo in sen del Vero." ( P. Metastasio, dalle
Rime)
I ricordi letterari sono suggeriti ovunque, Morike
ci descrive precisamente uno spaccato di secolo, interessante ed
appassionante per chiunque voglia approfondire in maniera "spensierata"
la personalità di Mozart, intreccio meraviglioso e sofferto
di vita e arte.
Un testo non recentissimo senz’altro da riscoprire,
da rileggere d’un fiato, "ascoltando" ogni gesto, ogni
parola, ogni pensiero, seppure immaginato del mondo musicale di
un genio. |