ROSSINI Paolo (a cura di)

Voci d’Opera - Voices of the Opera. Maria Callas
2 volumi

RICORDI
2002
pp.197

Il Venticinquesimo anniversario della morte di Maria Callas ha dato l’occasione alla casa editrice Ricordi di presentare due volumi atipici a cura di Paolo Rossini. Si tratta dell’analisi minuziosa delle esecuzioni che la cantante ha lasciato di alcuni brani d’opera da lei più frequentati; un esame che riguarda le dinamiche e ogni minimo dettaglio vocale (respiri, portamenti, cadenze, ecc.) teso a porre in rilievo le discrepanze tra lo spartito e la prestazione dell’interprete. La trattazione non è svolta in forma discorsiva, ma si presenta come elenco delle modifiche apportante dal soprano al testo. Il linguaggio utilizzato per esporre l’analisi è di facile comprensione come si può notare dal seguente esempio tratto da Vissi d’arte dalla Tosca di Giacomo Puccini:

13 diminuendo sulla seconda metà battuta ("conobbi, aiutai") che asseconda la scomparsa dei trattini sulle note e la legatura; molto rallentando.

dove "13" indica il numero della misura. Due brevi note introduttive riguardano la biografia della cantante e le sua caratteristiche interpretative, note che, come l’analisi dei brani, sono riportate anche in lingua inglese.

Si ha l’impressione di essere di fronte ad un’operazione di natura filologica. In questo caso tuttavia si tratta di una filologia che potremmo definire "pedante", che quindi non ha carattere di indagine e di rinnovamento interpretativo. La ricerca dei punti in cui la Callas si distacca della presunta "verità" oggettiva dello spartito nulla dice delle sue interpretazioni e sul ruolo che esse hanno ricoperto nella storia. La grandezza di un’artista come la Callas non può essere compresa attraverso un freddo lavoro di compilazione dei punti in cui essa "tradisce" il testo, ma proprio grazie alla riflessone su questo "tradimento" è possibile comprendere il significato delle sue interpretazioni ed il ruolo che essa ha ricoperto all’interno di una tradizione. Da un punto di vista metodologico si tratta di un passaggio da una "filologia del testo" alla "filologia della prassi". Certo gli esecutori del passato rispettavano meno lo spartito, ma questa non appare una delle tesi del libro, visto che nelle note introduttive si parla del soprano greco in termini, come al solito, trionfalistici; i presunti intenti filologici del lavoro sono affidati solamente alla deduzione del lettore. Appare privo di valore euristico segnalare un sostenuto senza interrogarsi sui motivi che hanno condotto soprano e direttore a quella determinata scelta. Né questo tipo di indagine può interessare un semplice appassionato d’opera o un "vociologo", attenti soprattutto alla precisione dell’intonazione ed al fraseggio. Paolo Rossini ha certamente posto in rilievo gli elementi del fraseggio della Callas, ma in modo frammentato e non ne ha fornito una sintesi ermeneutica in grado di favorire la comprensione delle interpretazioni del soprano.

Altro nodo importante caro sia ai recenti studi di drammaturgia, sia ad una prassi iniziata proprio al tempo di Maria Callas, è il rapporto con il direttore, con gli altri interpreti e con le altre figure professionali che collaborano alla messa in scena di uno spettacolo operistico. A questo proposito il secondo dei due volumi riporta l’analisi dell’Addio del passato da La Traviata di Giuseppe Verdi, tratto dall’edizione Live in cui Carlo Maria Giulini e Luchino Visconti lavorarono un mese solo sul personaggio di Violetta. Tuttavia nella visione riduzionistica della pubblicazione direttore ed altri interpreti non sono assunti come oggetto di analisi neppure nel caso di Qui la voce sua soave da I Puritani di Vincenzo Bellini, in cui i nomi degli altri cantanti non sono menzionati; infatti in testa all’analisi del brani vengono riportatiti solo il direttore, l’orchestra e l’anno di registrazione. A questo riguardo ci sembra di enorme rilevanza fondamentale nell’esame di registrazioni segnalare se esse sono state effettuate dal vivo o in studio, informazione che nella pubblicazione è assente. Giustificata invece ci sembra la scelta di non riportare l’intera partitura delle arie prese in esame, ma solo lo spartito per canto e piano poiché esso costituisce lo strumento di lavoro dei cantanti lirici.

In una prospettiva di "filologia della prassi", poi, dovrebbe assumere notevole importanza il punto di vista storico. Ci sembra fondamentale collocare le esecuzioni della Callas nell’evoluzione dello stile vocale e interpretativo. Infatti, soprattutto nel caso di grandi personalità del mondo della musica, il confronto con i testi dovrebbe indicare il modo in cui essi hanno modificato sia l’esecuzione sia la recezione di determinate opere e del loro autore. Le brevi "Considerazioni Critiche" ricordano il paragone con Giuditta Pasta e Maria Malibran e l’influenza che la Callas ha avuto su cantanti come Joan Sutherland, Monsterrat Caballé, Marilyn Horne e Teresa Berganza, ma dimenticano la generazione che precedette il soprano greco, recidendo, o meglio, non prendendo neppure in considerazione, quella linea di tradizione orale che ha proprio in Maria Callas uno dei suoi vertici e di cui facevano parte soprani come Gina Cigna, Claudia Muzio, Toti Dal Monte e Maria Caniglia . Inoltre quelle affermazioni sono assiomi e non ipotesi da verificare nel corso delle analisi. Nulla da esse si deduce sul suo "colore di voce", sul suo modo di costruire personaggi come Lucia, Lady Macbeth, Tosca o Gioconda. Se il soprano ha posto un poco crescendo sul mi bem4 della battuta 45 di Caro oggetto il di cui nome de La Vestale di Gaspare Spontini, crediamo sia stato per una scelta interpretativa che un’analisi testuale deve ricercare. Solo così è possibile uscire da una logica divistica ed utilizzare gli studi filologici come ricostruzione di un contesto esecutivo e non di un testo ideale e astorico. Quindi l'iniziativa di Rossini poteva costituire uno spunto per riflettere in modo nuovo, e fuori dai rumori celebrativi, sulle innovazioni portate dalla Callas alle lettura di alcuni personaggi, partendo dal rapporto tra testo, esecuzione ed interpretazione. Proprio per ricordare i venticinque anni della sua scomparsa, sarebbe stato un importantissimo rinnovamento per la riflessione sull’evoluzione dell’interpretazione dell’opera lirica.

Stefania Navacchia

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