CONCINA Franco

Metodo visivo per pianoforte per bambini

RICORDI
2002
pp.92

Non è certo il primo tentativo quello contenuto nel libro Metodo visivo per pianoforte per bambini di Franco Concina recentemente edito da Ricordi, di applicare le ricerche psicopedagogiche più recenti all’insegnamento/apprendimento della musica. Tale sforzo mira a portare un linguaggio e dei concetti altamente tecnici nel mondo infantile, in quell’ambiente cioè dove il bambino di età prescolare, a cui il libro si rivolge, vive quotidianamente.

Una metafora usata da Concina è infatti quella della casa (il pentagramma) dove "abitano" vari personaggi (le note). Si comprende come il legame che unisce i due elementi della relazione sia lo spazio a cui l’autore dà molta importanza, non solo come aspetto legato alla visione, ma proprio come mondo percepito dai bambini: ci sembra molto significativo a questo proposito che nel libro venga usata la parola "disegnare", e quindi un’attività tipica dell’infanzia, per indicare l’attimo di scrivere la nota sul pentagramma. Se questa metafora può essere considerata una relazione produttiva, meno pregnante ci sembra quella di avere associato il nome delle note a personaggi il cui nome inizia con la sillaba della nota stessa (Do: dottori; Re: re; Mi: mimi; Fa: fate; Sol: soldati; La: ladri; Si: sirene). Anche se questo è forse l’unico rapporto presente nel libro con le sonorità, ci sembra che esso sia abbastanza labile e quindi di difficile memorizzazione; inoltre è l’unico elemento che non rientra nella coerenza delle metafore spaziali che corrono lungo tutto il volumetto.

Da un punto di vista didattico il libro è ben strutturato: l’insegnante può chiaramente intuirne la coerenza di finalità, obiettivi, metodi e strumenti valutativi. Va anche sottolineato che la ripetitività di immagini e spiegazioni applicate di volta in volta ad esempio alla chiave di violino e a quella di basso, suggerisce che Concina privilegia un apprendimento di tipo seriale che non sempre può sposarsi con il linguaggio visivo più adeguato a una concezione globale e quindi olistica.

La stessa scelta di puntare sull’immagine risponde più a una concezione stereotipata del bambino e in realtà non tiene in debito conto di alcune ricerche come quelle di Antoine de La Garanderie che hanno messo in rilievo come l’apprendimento avviene sia attraverso il canale visivo sia attraverso quello auditivo e che vi è una via privilegiata per ogni disciplina; ci sembra superfluo affermare come l’udito sia il senso attraverso cui si percepisce la musica; significativamente Adorno parlava della musica come un "pensare con le orecchie". Tanta enfasi sull’aspetto visivo, che sicuramente ha una grande importanza in altri settori della produzione artistica, ci sembra più un effetto di una società dove tutto è apparenza e immagine e non una reale esigenza educativa. Va tuttavia rilevato che il riferimento all’aspetto visivo e quindi spaziale è di notevole aiuto per la parte pratica del libro, dove cioè viene impartito l’insegnamento del pianoforte attraverso il disegno della mano e dei personaggi-nota posti sopra i tasti corrispondenti.

Dobbiamo tuttavia riconoscere a Casa Ricordi il tentativo di alimentare, a partire dall’infanzia, la tradizione musicale che tanta parte ha avuto nella cultura italiana e di non accettare passivamente le leggi di una società di massa che cerca di soffocare ogni ascolto consapevole.

Stefania Navacchia

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