MORAZZONI A. M. (a cura di)

Schoenberg e Nono

OLSCHKI
2002
pp.380

In memoria di Sergio

Una raccolta di saggi costituisce sempre un’occasione di confronto tra diversi filoni di ricerca: sede di annuncio di risultati, momento di riflessione di percorso in fieri, infine punto di partenza di nuovi intenti euristici. Ma essa soprattutto può essere l’incontro di diverse impostazioni e metodologie intorno ad un determinato oggetto di indagine. Il libro Schoenberg e Nono a cura di Anna Maria Morazzoni, pubblicato dalla Casa Editrice Olschki, ne è un esempio che crediamo possa essere un avvio di indagini volte ad approfondire il rapporto tra questi due compositori così importanti nella storia della musica del XX secolo.

Figura cardine di questa speculazione può essere sicuramente Nuria Schoenberg Nono (figlia del primo e moglie del secondo) di cui la pubblicazione del volume ha voluto festeggiare il settantesimo compleanno. Si tratta, dunque, di "libro-dono", di una Festschrift, la cui tradizione fu tanto cara alla seconda scuola di Vienna, come ci mostra proprio il saggio iniziale della curatrice che ci introduce alla comprensione dello spirito più profondo del volume. Forse significativamente vi sono scritti in tedesco (lingua dei genitori), italiano (lingua del marito) ed inglese (Nuria Nono è cresciuta in America, dove come è noto, si trasferì la famiglia Schönberg durante il nazismo). Il filo rosso che lega i diversi contributi si può rintracciare in una impostazione centrata sugli elementi non razionali. Riteniamo che si tratti di un’ipotesi di lavoro interessante che lungi da sentimentalismi e da una riduzione della trattazione ad aspetti aneddotici, cerca di dare ai fattori tecnico-compositivi e storico-musicali un nuovo valore. In questo quadro vengono letti in modo non convenzionale i pochi dati biografici relativi alla famiglia d’origine di Nuria tratteggiati dal fratello E. Randol Schönberg. Se il saggio della Morazzoni ci indica le finalità del lavoro, Brief Biographical Hystory and Geneaolgy of Nuria Schoenbreg Nono ne delinea il contesto, soprattutto chiarisce quei rapporti di parentela che ebbero tanta influenza sul compositore austriaco: esso tratteggia lo schizzo di una storia che i saggi successivi andranno a definire in maniera più adeguata.

Il libro si concerta quindi, soprattutto nel caso di Schönberg, sui rapporti famigliari e di amicizia, sugli interessi extramusicali, come la fede religiosa (posta in relazione soprattutto all'opera Moses und Aron). Molto interessante in questa prospettiva è il saggio Thoughts about my Schoenberg the Painter in cui Konrad J. Oberhuber parla dei rapporti, delle analogie, delle differenze fra il compositore e pittori espressionisti, come Kandinskij e Kokoschka. Forse in modo un po’ marginale, l’articolo cerca anche di rintracciare quegli aspetti dei quadri di Schoenberg che possono essere posti in relazione alla sua poetica musicale. Ci sembra che questo articolo esemplifichi tutto l’approccio del volume, un’impostazione comunque moderna soprattutto per il ruolo che essa attribuisce alle tematiche non strettamente musicali nella comprensione delle composizioni. La filosofia ottocentesca, infatti, assumeva come oggetti d’indagine la biografia e l’aneddotica: all’interno "dell’estetica del genio" sentimenti ed emozioni erano considerati le principali fonti ispiratrici dell’opera d’arte. Contrapponendosi giustamente a questo tipo di impostazione, la ricerca della seconda metà del XX secolo ha cercato di focalizzarsi su istanze più strutturali trascurando volutamente gli aspetti concernenti il piano personale. Solo recentemente si è iniziato a cercare una sintesi dei due approcci e di assumere gli elementi biografici e la sfera affettiva come elementi esplicativi dell’organizzazione immanente di un prodotto artistico. In questo rinnovato quadro vanno letti sia l’intera impostazione del volume, sia molti dei saggi in esso contenuti. Questo tipo di indagine necessita di un solido fondamento metodologico proprio per non cadere in una impostazione sentimentalista che nulla porta alla comprensione delle opere musicali. Per evitare un simile rischio, molti contributi, adottando un rigoroso e proficuo approccio filologico, si affidano all’esame di partiture e documenti (lettere e schizzi). Da queste analisi emerge che nelle composizioni di Schönberg e di Nono, non solo vi è una compresenza di elementi razionali ed emotivi, ma si adduce anche che in esse l’espressività nasce dalla forma. Così Veniero Rizzardi mostra, a partire dalla documentazione preparatoria e da una lettera di Nono a Luigi Rognoni, che il significato dialogico di un’opera come Incontri nasce proprio dalla sua strutturazione interna in due parti tra loro speculari.

Una simile organizzazione del materiale era, come è noto, un elemento tecnico che la dodecafonia riprese dalla tradizione franco-fiamminga. Tuttavia l’aspetto meramente compositivo è solo una parte dell’eredità schönberghiana raccolta dal compositore veneziano che deve essere inserita in una visione più ampia. Proprio la continuità tra i due musicisti è presa in esame dal contributo di Rizzardi, Nono e la "presenza storica" di Schönberg. Il titolo si richiama in maniera esplicita all’intervento di Nono a Darmstadt nel 1959 e che segna il suo distacco dai Ferienkurse. Tuttavia la conferenza noniana è solo lo sfondo dell’importante saggio di Rizzardi: l’impegno etico e civile che costituisce una parte dell’eredità schoenberghiana sembra correre lungo tutte le fasi dell’interpretazione che Nono ha dato del padre della dodecafonia fin dalla sua formazione. In seguito questa speculazione coinciderà con gli studi prima sulla serialità, poi sul rapporto musica-testo e si svilupperà infine negli ultimi approfondimenti su Moses und Aron fatti insieme a Massimo Cacciari durante la preparazione di Prometeo. Si comprende allora come Nono abbia raccolto più di ogni altro autore delle neo-avanguardie l’eredità schönberghiana.

A questa dimensione poetica si aggiunge il matrimonio con Nuria Schönberg per la quale nel 1954 scrive Liebeslied, opera dodecafonia analizzata nel libro dal contributo di Gian Mario Borio. Il saggio evidenzia come Nono in questa composizione inizi ad affrontare il rapporto tra testo e musica, argomento, come diceva Rizzardi, su cui si è concentrata parte della lettura che il maestro veneziano ha dato di Schönberg e che sarà centrale in tutta la sua poetica. Attraverso una minuziosa analisi di schizzi e partitura, si comprende, ancora una volta, come per Nono la struttura musicale non fosse mai fine a se stessa, ma sempre funzionale all’espressività.

Se da un lato, come in questo esempio, il libro assume la vita affettiva come uno degli elementi che favoriscono la comprensione dell’opera musicale, dall’altro cerca di evidenziare l’aspetto "non razionale" delle composizioni, dove col termine "non razionale" si intente anche il momento del rapporto intersoggettivo, in una prospettiva che pone al centro il dialogo e che quindi acquista una valenza sociale e politica. In questa direzione il saggio di Cacciari mette in luce l’importanza dell’ascolto del silenzio: esso è il momento che precede il dire ed in tal modo si contrappone alla parola (Logos). Il contributo si inserisce nel progetto del volume poichè attribuisce rilievo ad un ascolto volto ad attestare "la necessità del rapporto col ‘corpo proprio’ della stessa voce, col parlante" (p.345): Prometeo è tragedia dell’ascolto che sopporta le contraddizioni, ma non le supera. La presenza delle stesse tematiche è rintracciata da Giovanni Morelli nel Moses und Aron di Schönberg: il suo intervento, "Wie es ist, so hat es sein sollen ". Un "motto" [1980] per Gertrud Kolisch Schoenberg, pone in luce come l’antitesi tra i due protagonisti dell’opera, e quindi la polarità di parola ed azione, sia da un lato apparente, dall’altro inconciliabile. La mancanza del terzo atto rende in questo modo compiuta l’opera, proprio perché l’opposizione non viene risolta.

Per quanto riguarda la presenza degli elementi non strutturali nella musica di Schönberg, il saggio di Joseph Auner, On the Emotional Character of Schoenberg’s Music mira a superare la dicotomia tra i due tipi di interpretazione che la storia ne ha dato: quella che la vede come esempio massimo dell’espressionismo e quella che pone l’accento sul suo carattere scientifico. Auner, sempre attraverso l’analisi di schizzi, dimostra la presenza di elementi pentatonici e quindi melodici anche nelle composizioni dodecafoniche, quelle cioè ritenute più matematiche.

Centrale nel libro rimane comunque la tematica dei rapporti familiari ed in questo contesto vanno collocate le lettere di Schönberg relative alla figlia. Grande rilievo inoltre acquista la figura di Bertha Kolisch, seconda moglie di Schönberg. Nella sua lunga intervista, che occupa la parte centrale del libro, Nuria Nono ne ripercorre la vita, in maniera non aneddotica, ma sempre con l’occhio puntato sul contesto. Molto peso viene dato, ad esempio alla decisione di andare negli Stati Uniti; interessante è la descrizione del clima culturale, del contatto con altri intellettuali, la corrispondenza tra Gertrurd Bertha Kolisch, e la moglie di Berg, Helene. Di grande rilievo sono anche le considerazioni politiche, in relazione ad esempio alle difficoltà che sia Schönberg sia Nono hanno avuto negli Stati Uniti. Un altro punto importante che emerge non solo dall’intervista riguarda l’impegno di conservazione e valorizzazione dell’opera dei compositori: il già citato saggio di Morelli ricorda che fu proprio la vedova Schönberg a consegnare alle stampe il manoscritto di Moses und Aron. Ora la figlia ha raccolto l’eredità materna, impegnandosi nella conservazione e nella divulgazione dell’opera non solo del padre, ma anche del marito.

Il libro, così, si chiude nel segno della continuità con due articoli dedicati all’Archivio Luigi Nono di Venezia ed all’Arnold Schönberg Center di Vienna nei quali Nuria da anni è impegnata. Il legame storico esistente fra i due musicisti ora sembra proseguire nelle sue mani: un compito che era puramente musicale diviene culturale e forse etico, come avrebbe voluto Schoenberg, e politico, come avrebbe voluto Nono. Ma si potrebbe affermare che il vero ruolo che ora è assegnato a Nuria è quello di porre in luce la natura culturale, etica e politica della loro opera, in un cammino non interrotto.

Stefania Navacchia

Associazione culturale Orfeo nella rete
http://www.orfeonellarete.it/
info@orfeonellarete.it
Designed by www.soluzioniweb-bologna.it