BANDINI Luca, GAMBASSI Osvaldo

Vita Musicale nella Cattedrale di Forlì tra il XV e il XIX Secolo. Con un’appendice bibliografica sugli oratori a Forlì nel Settecento

OLSCHKI
2003
pp.194

Le ricerche musicologiche degli ultimi decenni si sono spesso rivolte allo studio della storia di quelle realtà, come chiese, abbazie e cattedrali che nei secoli passati hanno costituito una parte importante della via musicale anche nei piccoli centri. La pubblicazione da parte della casa editrice Olschki del volume Vita musicale nella cattedrale di Forlì tra XV e XIX secolo di Osvaldo Gambassi e Luca Bandini ci offre l’occasione di riflettere su questo tipo di indagine.

Un luogo decentrato come Forlì consente di ricostruire quale fosse la realtà musicale di una città che non ha visto la presenza di grandi compositori. Ecco allora che questi studi possono fornire lo spunto per porre in relazione la grande Storia della Musica con le piccole storie locali della vita musicale quotidiana. Le grandi opere nascono da una pratica comune diffusa capillarmente: il tipo di ricerca esemplificato in questo volume ha il compito di portare in primo piano questa relazione.

Centrale in simili indagini è il rapporto con le fonti. Anche per la scarsità dei documenti forlivesi giunti fino a noi, i ricercatori hanno fatto riferimento a materiale non solo musicale (lettere, capitolati, regolamenti, ecc.) con l’intento di ricostruire l’attività di una cappella decentrata. Da vari documenti, soprattutto amministrativi, si definiscono ad esempio la serie di organisti e maestri di cappella, il ruolo di chierici, canonici e mansionari all’interno della vita musicale della cattedrale e gli organici vocali e strumentali "al soldo" Si è giunti così a determinare i numeri dei cantori e degli strumentisti che nel corso dei secoli hanno fatto parte della cappella e quindi a "immaginare", almeno in parte, il modo in cui la musica veniva eseguita.

Da fonti indirette sono state ricavate anche le informazione sulla qualità delle composizioni che accompagnavano la liturgia. Sotto questo profilo la Costituzione ed i Regolamenti della cattedrale forlivese rispecchiano la netta opposizione di tutta la Chiesa verso i caratteri della musica profana. Tuttavia, per la mancanza di documenti diretti, Bandini e Gambassi non si spingono a fare ipotesi sulle caratteristiche della musica eseguita durante le funzioni nell’età barocca, ma, a nostro avviso, non è difficile dedurre che simili proibizioni nascessero dalla necessità di fermare una prassi. Diverso è il discorso per il XIX secolo, in cui la reazione della Chiesa verso la diffusione sia dello stile concertante sia di quello melodrammatico portò, al "cecilianesimo", corrente diffusa in tutta Europa, che anelava al recupero della monodia gregoriana e della polifonia cinquecentesca. Questo clima ebbe tra i suoi effetti documenti, come Motu proprio de musica sacra (1903) di papa Pio X, da cui conseguì anche lo scioglimento della cappella forlivese.

In generarle il libro ci fornisce un esempio di come fonti storiche di varia natura possano essere lette all’interno di un quadro interpretativo musicale. Dobbiamo però esprimere qualche riserva sulla fruibilità del volume, più rivolto agli specialisti che ad un pubblico vasto. Soprattutto in questo caso, in cui vi è uno rapporto tra musica e religione, alcuni aspetti e termini propri del mondo ecclesiastico dovevano essere meglio chiariti. Inoltre alcune informazione risultano frammentarie, o lasciate sottintese, come la presenza del doppio coro, di cui non viene precisata la collocazione. Questi aspetti riservano il prezioso lavoro Bandini e Gambassi agli specialisti e non contribuiscono a diffondere la conoscenza e l’amore per la musica antica. Si aumenta così il divario che oggi, al contrario di un tempo, esiste tra pubblico e musica colta.

Stefania Navacchia

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