Fondazione Giorgio Cini. Studi di musica veneta - Archivio Luigi

Le musiche degli anni Cinquanta, vol.2.

OLSCHKI
2004
pp.234

Le musiche degli anni cinquanta, volume edito dalla Olschki, è il secondo numero di una collana dell’Archivio Luigi Nono di Venezia dedicata alla "nuova" ricerca sull’opera del compositore veneziano, fondata sullo studio del processo compositivo a partire dall’analisi delle fonti. Le problematiche ed i primi risultati di questa nuova costruzione metodologica furono oggetto del primo numero della collana uscito nel 1999 (a suo tempo recensito da Orfeo nella rete). Il secondo volume, articolato in quattro saggi (di Veniero Rizzardi, Giammario Borio, Erika Schaller e Angela De Benedictis), consolida ed approfondisce gli aspetti che nel primo numero apparivano come ipotesi, e li applica nell’arco del primo decennio della produzione noniana.

Ogni opera è analizzata in rapporto al quadro storico-musicale in cui è stata scritta sottolineando la- peculiarità del pensiero compositivo dell’autore. Nel saggio di Rizzardi emerge la centralità che ebbe nella formazione noniana l’amicizia con Maderna: attraverso lo studio di testi (dai franco fiamminghi a Schönberg dai Gabrieli a Hindemith), la "seconda scuola veneziana" sviluppò un metodo e una poetica che la distinse dalle altre esperienze della nuova musica. Il rapporto dialettico di Nono con la realtà di Darmstadt viene poi approfondito da Borio e Schaller che mostrano come i problemi compositivi di Nono rientrassero nel dibattito del Ferienkurse. Borio in particolare pone a confronto l’organizzazione ritmica di Canti per tredici con la discussione sulla "nuova morfologia del tempo musicale" che in quegli avveniva all’interno del pensiero seriale. Sempre in questa visione di ampio respiro si collocano le analisi comparate anche con opere di altri autori (come Le Marteau sans maître di Boulez o Gruppen di Stockhausen): esse non sono mai fine a loro stesse, ma hanno l’obiettivo di tracciare un quadro storico-musicale con cui mettere in relazione le varie fasi della produzione di Nono.

L’articolo di Schaller prende in esame I cori di Didone e La terra e la compagna e il modo in cui il compositore trasforma le poesie di Ungaretti e Pavese per adattarle alla propria poetica isolando parole e frantumandole in fonemi. Non si tratta però di un completo travisamento delle fonti poetiche: come mostra De Benedictis, anche la musica si adeguava al significato letterario, la cui espressione era per Nono prioritaria rispetto al rigore seriale. Questa visione che colloca ogni opera in relazione con le altre evidenzia come nel pensiero noniano la tecnica non sia fine a se stessa, ma sempre funzionale all’espressività.

La lettura del libro non risulta facile: la mancanza di un’introduzione richiede la capacità di trovare autonomamente il filo conduttore; inoltre le complesse analisi rifuggono dall’intento divulgativo. L’aspetto di particolare pregio risiede nell’unità dei quattro saggi accomunati dalle metodologie e dai risultati che testimoniano una stretta collaborazione fra gli autori le cui ricerche non prescindono dalla conoscenza di quella dell’altro. Questi fili che legano le varie trattazione emergono solo da una lettura attenta, forse la stessa che Nono richiedeva nell’ascolto.

Stefania Navacchia

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