DUTILLEUX Henry

Mistero e memoria dei suoni. Conversazioni con Claude Glayman

RICORDI
2005
pp.181

Mistero e memoria dei suoni è una lunga intervista del critico musicale Claude Clayman al compositore Henri Dutilleux pubblicata da Ricordi in occasione di "Settembre musica" 2005. L’editore raccoglie il testimone della EDT nell’accompagnare con una monografia la parte del festival torinese dedicata ad un autore del nostro tempo.

I vecchi volumi dalla costa marrone dedicati ai compositori del secondo Novecento che popolano molte biblioteche anche di semplici appassionati di musica, nascevano nelle occasioni del festival e conciliavano i racconti biografici con saggi critici e documenti dello stesso autore. La Ricordi si limita a tradurre testi stranieri. L’operazione è in sé meritevole, visto che pubblicazioni molto importanti in altre lingue arrivano a fatica nel nostro Paese, ma denuncia anche la poca volontà di incentivare l’attività di ricerca.

In questo libro rimane il convincente modello dell’intervista già sperimentato dalla EDT in volumi come quelli di Nono e della Gubaidulina. Attraverso le domande di Clayman, Dutilleux si racconta; racconta la sua infanzia, la sua formazione, le sue opere, i suoi successi. L’orizzonte di questa narrazione sono i fatti della storia come la seconda guerra mondiale, o il maggio parigino del ’68; sono gli incontri con interpreti, intellettuali ed altri compositori. È di particolare rilievo la rievocazione del clima che si respirava nei conservatori francesi attorno al 1930: il lettore percepisce quanto fosse forte tra le giovani generazioni il ricordo di personalità come quelle di Debussy e Ravel. Su questo orizzonte emerge il modo in cui Dutilleux ha costruito il suo essere musicista.. In questo contesto l’autore parla del suo metodo di lavoro, della sua poetica, della sua posizione verso le varie correnti della musica del ‘900. Così dal racconto sulla genesi delle opere si comprende come, malgrado la sua critica al serialismo, i problemi di materiale a cui egli si trovò di fronte fossero i medesimi affrontati da altri compositori negli stessi anni. Il suo quartetto Ainsi la nuit, per esempio, sperimenta nuove sonorità degli strumenti ad arco. Proprio la questione del timbro dimostra come in Dutilleux aspetti centrali della musica contemporanea vengano interpretati in continuità con la tradizione francese. Il libro evidenzia così l’originalità del musicista all’interno del secondo Novecento. Il suo bisogno di libertà è uno dei suoi tratti più peculiari: una libertà che egli non trova in gran parte della produzione del Novecento per l’atteggiamento accademico di esperienze come quella seriale. Tuttavia la critica che egli esprime in queste pagine verso molte tendenze che oggi cercano di assecondare i gusti del pubblico, consentono di considerare Dutilleux un compositore che ha cercato una via per fornire una risposta personale ai problemi che la storia contemporanea ha posto al materiale musicale.

Stefania Navacchia

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