Entartete musik
In una recente intervistah4 rilasciata al settimanale "Die Zeit"
e riportata dal quotidiano "La Repubblica" in data 10 febbraio
u. s., Gerard Mortier, direttore dimissionario del festival di Salisburgo,
ha dichiarato che «invece dellarte contemporanea, Haider vuole rafforzare
la cultura regionale con "concerti di Jodel"». Mortier ha proseguito
dicendosi inoltre «deluso che nei suoi nove anni a Salisburgo gli sia
riuscito di coinvolgere solo il pubblico internazionale nellarte
del ventesimo secolo: la borghesia austriaca invece è "sempre la
stessa del congresso di Vienna"». Le amare riflessioni di Mortier
fanno tornare la memoria indietro di più di 60 anni quando il regime nazista
dichiarò degenerata gran parte della produzione musicale e artistica dei
primi decenni del 900 (Entartete kunst ed Entartete musik).
La nostra funzione non è quella di fare politica in senso stretto e
il nostro scopo non è certo quello di accomunare la figura di Joeger Haider
allideologia del terzo Reich, ma crediamo che riflettere sul passato
aiuti a capire il presente. Proprio Adolf Hitler, con la sua paura delle
arti contaminate, ci aiuta a comprendere quanta importanza abbia lespressione
artistica in una determinata situazione politica e sociale. La musica
delle avanguardie è naturalmente portata ad esprimere una pluralità di
stili, di linguaggi e di culture: non solo la dodecafonia ha abbattuto
le frontiere del sistema armonico-tonale ed ha fornito pari dignità ad
ognuna delle 12 note della scala, ma in diverse composizioni tedesche
degli anni 20, come ad esempio quelle di Ernst Krenek, sono confluite
suggestioni provenienti dagli ambiti musicali più diversi come il jazz,
loperetta, il cabaret (dal quale peraltro proveniva lo stesso Arnold
Schoenberg). Negli anni 30 fu messa al bando qualsiasi tipo di musica
che riflettesse la complessità del tessuto sociale o fosse composta da
musicisti ebrei o neri o che fosse lespressione dei forti cambiamenti
che stavano avvenendo in quegli anni nel costume e nella morale. Labbattimento
delle barriere musicali come di quelle nazionali ed etniche, è il frutto
della caduta delle grandi certezze del XIX secolo. Ogni atteggiamento
che si oppone a questa contaminazione appare unanacronistica resistenza
ad un naturale processo storico che coinvolge ogni aspetto del pensiero
contemporaneo. Nelle produzioni delle arti figurative che costituivano
lespressione delle ideologie nazista e fascista è facile notare
come alla chiara definizione delle linee corrisponda una netta demarcazione
dei confini etnici e nazionali. Le figure stagliate con una nitidezza
simile a quella di una fotografia di famiglia ostentano una sicurezza
vuota e falsa che non riesce a celare la mancanza di solidi fondamenti
ontologici: essa si riduce in un atteggiamento fideistico che crede di
trovare un principio nel dogma della presunta purezza della razza. Questo
tentativo di creare culture isolate ed incontaminate nega in certo senso
la storia perché taglia radicalmente ogni forma di dialogo con le altre
nazioni e con gli altri popoli, ma questa "arte tedesca" vuole
essere assoluta ed eterna, cioè vuole rompere il rapporto con qualsiasi
determinazione temporale e quindi anche con il proprio passato.
Diviene a questo punto problematico il concetto di "tradizione",
termine ambiguo e portatore di istanze sia conservatrici, sia innovatrici:
se infatti lattaccamento alle tradizioni è sinonimo di resistenza
al cambiamento e al dialogo ed è quindi il presupposto di un atteggiamento
statico nei confronti della cultura, daltro canto le ricerche filosofiche
ed estetiche di questi decenni (si pensi ad esempio allermeneutica)
hanno messo in luce che la tradizione è qualcosa con cui confrontarsi
e dialogare. Il senso di ogni avanguardia non è la negazione del passato,
ma un costante rapporto con esso. Celebre e significativa a tal proposito
appare laffermazione di Schoenberg al termine del servizio militare:
«nella vita civile non ho superiori, sono tutti morti», a testimonianza
del fatto che egli considerava lintroduzione del sistema dodecafonico
non come una rottura avvenuta nella storia della musica, ma come un elemento
di continuità rispetto alle forme musicali dellOttocento.
Questa natura dialettica, insita sia nel concetto di "tradizione"
sia in quello di "avanguardia", acquista centralità anche per
comprendere la società, la cultura e la storia austriache: Vienna, così
come appare nello stesso concerto di Capodanno, sembra trincerata dietro
la ripetizione di riti sempre uguali a loro stessi che appaiono ormai
svuotati di ogni significato storico perché volti a consumare un piacere
effimero e disimpegnato e non ad instaurare un fruttuoso legame con il
presente. Tutto questo denota lincapacità di innestare processi
di riflessione e di dialogo sia con la storia, sia con culture diverse.
Sono note le difficoltà incontrate da un direttore attento alla modernità
come Claudio Abbado quando era responsabile artistico della Staatsoper
e dei Wiener Philharmoniker, per introdurre la musica contemporanea
allinterno delle istituzioni musicali viennesi. Malgrado tali resistenze,
è universalmente riconosciuto che la capitale austriaca ha ricoperto un
ruolo da protagonista nella storia della musica dalla metà del XVIII secolo
fino ad inizio del Novecento: essa è stato il laboratorio dove è nata
e si è sviluppata la grande tradizione strumentale ottocentesca, il cui
modello formale era costituito dalla forma sonata, vero e proprio "dialetto
musicale viennese", successivamente assunto come lingua universale
della musica. Ci sembra importante, in questo panorama complesso e contraddittorio,
ricordare che molti tra i più grandi compositori tedeschi come Beethoven
e Brahms sono "emigrati" nel capoluogo austriaco. La cultura,
le arti, ed in particolare la musica, hanno costituito, in passato, per
lAustria un terreno di dialogo e di confronto e le hanno permesso
di divenire uno dei principali punti di incontro tra lEuropa orientale
e quella occidentale. Soprattutto durante la decadenza dellimpero
austro-ungarico erano confluiti a Vienna gli stili, gli influssi filosofici
e culturali più diversi che misero in crisi qualsiasi logica ognicomprensiva
fondata sulla centralità del soggetto o delloggetto (ne sono soltanto
qualche esempio il movimento secessionista nelle arti figurative, la musica
del boemo ed ebreo Gustav Mahler, le ricerche filosofiche e logiche di
Ludwig Wittgestein, la psicanalisi di Sigmund Freud).
Oggi, secondo le parole di Mortier, questa dialettica sembra spegnersi
ed ogni forma di innovazione artistica giunge in Austria solo dallestero,
e non viene metabolizzata nel dibattito interno della nazione: la spinta
propulsiva delle arti sembra conclusa con la fine dellimpero asburgico
o con lAnschluss. Lultimo fermento di attività artistiche
ha evidenti vantaggi non solo culturali ma anche economici. Le avanguardie,
la sperimentazione, il dialogo sono ancora presenti nelle roccaforti di
festival come quello di Salisburgo, di Styriarte a Graz, delle Bruckner
Festwochen a Linz: quale futuro per essi? |