Un teatro e una città
Leliminazione dei posti in piedi di loggione e galleria del teatro
alla Scala è solo lultimo episodio, certamente il più doloroso,
che segna la fine di un luogo di aggregazione urbana e culturale che da
almeno un secolo segnava lo spirito della città di Milano. Lisolato
delimitato da Piazza della Scala, via Filodrammatici, via Boito e via
Verdi aveva svolto, fino alla metà degli anni ottanta, une funzione di
libero punto di incontro per chi amava il teatro e la musica. La chiusura
della Piccola Scala nei primi anni ottanta privò il pubblico di una istituzione
che non solo integrava, ma spesso salvava, con i suoi cartelloni originali,
le stagioni del teatro più grande. Poi, capolavoro della giunta Pillitteri,
seguì leliminazione del Biffi Scala, caffè secolare che qualunque
città del mondo avrebbe conservato con cura per la storia che racchiudeva:
non era difficile incontrarvi, seduti tra una pausa e laltra delle
loro prove, artisti e ballerini che si fermavano per un caffè o un aperitivo,
insieme magari a storici quanto innocui bagarini e signore che amavano
le ottime brioche, tra le migliori di Milano, servite con gentilezza da
vecchi baristi che non negavano a nessuno il conforto di un sorriso e
due chiacchiere. Il Biffi fu sostituito da un orrido ristorante, del quale
è stata annunciata in questi giorni la chiusura, sigillato dietro vetri
neri e del tutto impermeabile a quanto accadeva sulla piazza. Poi ci fu
la chiusura dellhotel Marino alla Scala, dal quale i portieri scappavano
alla mattina presto per comperare qualche biglietto da rivendere ai clienti,
sostituito da una specie di show-room gelido e impersonale. Il bar-tabacchi
allangolo tra via Filodrammatici e via Santa Margherita è sparito
dopo poco tempo, unico conforto per chi rifiutava di morire di fame tra
un intervallo e laltro delle opere più lunghe, considerando che
il foyer della Scala è il più caro e miserabile del mondo. E dal 31 agosto
i milanesi, ma non solo loro, sanno che non potranno più contare sullultima
speranza dei posti in piedi. E triste rievocare i fasti delle lunghe
code in cui ci si ritrovava tra amici la cui compagnia permetteva di superare
la noia, il caldo o il freddo dellattesa, le sanguinose attese per
i concerti di Maurizio Pollini, alle quali solo i più temprati resistevano,
così come i disagi per poter entrare la sera di SantAmbrogio. Intere
generazioni di appassionati, con un po di tempo a disposizione e
pochi soldi in tasca, si sono formate alle code dei concerti per Lavoratori
e Studenti, rassegna sparita forse per la scarsa eleganza e glamour internazionale
dei suoi referenti. Studenti, pensionati, giapponesi e americani arrivati
allultimo momento accettavano con piacere lavventura della
coda per i posti in piedi, esperienza che permetteva di entrare nel cuore
di Milano, di comunicare facilmente con le persone più vivaci e curiose.
Molti piangono su quello che la Scala ha perso "dentro" le mura
del teatro. Noi rimpiangiamo anche tutto il tessuto di rapporti umani
che si intrecciava "fuori" dal teatro, in quel quadrilatero
che ha rappresentato, fino a non molto tempo fa, una delle ultime propaggini
di quella città ricca di cuore e di pensiero che è stata Milano. |