OGGETTO: Il concorso di canto Maria Callas in TV in contemporanea alla partita di calcio Italia-Romania.

Grandi eventi al sabato sera. In contemporanea TV, Italia-Romania di calcio da Milano e il Concorso di canto Maria Callas da Parma. Cosa scegliere? Hojotoho nel dubbio opta per entrambi: un po’ di zapping e il gioco è fatto.

Il televisore diffonde le note dell’inno italiano, il riflesso ormai condizionato dai recenti giochi olimpici ci fa gridare di gioia per la convinzione di aver vinto un’altra medaglia d’oro, poi ci viene in mente che c’è la partita di calcio della nazionale, alziamo gli occhi e invece vediamo un cinese in frac, è Lu Ja che dirige l’inno di Mameli con l’Orchestra della RAI e il Coro del Festival Verdi. Siamo a Parma e non a Sydney dove invece c’era Muti, che ha avuto la bell’idea di dirigere "La forza del destino" che notoriamente porta nera, ed infatti dopo la sua performance non abbiamo più preso medaglie per cinque giorni; e non siamo neanche a Milano dove purtroppo Muti ci va più spesso e per questo le medaglie dovranno cominciare a darle alla resistenza.

Questo è il "Concorso Maria Callas" non i giochi olimpici e neanche un incontro di calcio. Ma è ugualmente competizione, di voci e non di muscoli. Conduce la trasmissione Michele Mirabella reduce dai trionfi di "Elisir" che da gastroenteriti, coliti, esofagiti, coliche biliari e renali, TAC, ecografie, endoscopie è stato promosso ad una serata "Culturale" con la "cu" maiuscola, ma chi sarebbe stato più adatto di lui, anche qui, in fondo, è una questione di diaframmi, polmoni e ugole. Ci viene in mente il nostro amico Rino, da sempre loggionista alla Scala (si può ancora dire "loggionista alla Scala"?) che sostiene che "per cantàa ghe voeur la vos". Ci distraiamo parlando tra noi, buona parte dello staff di "Orfeo nella rete" è riunito per l’occasione, e sentiamo cantare benissimo. Compliment! la prima concorrente è bravissima, guardiamo la TV ma la trasmissione è stranamente in bianco e nero, ma non è andato via il colore, è un filmato di Maria Callas che canta Macbeth… sarà dura per chi seguirà.

Le cose vanno per le lunghe e così decidiamo di cambiare canale e guardare per qualche minuto la nazionale di calcio che gioca a Milano contro la Romania. Chissà se anche allo stadio Giuseppe Meazza, la "Scala del calcio", hanno chiuso gli ingressi in piedi al tèrsso anello per motivi di sicurèssa? Ma grazie al cielo, o a qualcun altro, le mani (sulla città) della gang Fontana-Muti non arrivano nei quartieri periferici, per il momento si limitano solo all’area di via Verdi, via Filodrammatici, via Boito, piazza della Scala, ma con effetti nefasti e devastanti. Solo per il momento però, perché se il progetto Bicocca andrà in porto non si salverà neanche la periferia. Al Meazza siamo già sull’uno a zero per l’Italia e ci siamo persi il gol di Pippo Inzaghi.

Torniamo a Parma ma siamo ancora indietro. Le telecamere indugiano ancora e ci mostrano i due de "La Barcaccia", Stinchelli e Suozzo, che si autodefiniscono "La Gialappa’s" della lirica ma noi li vediamo meglio come il comico e la spalla del teatrino della Baraconda. Mirabella ci presenta gli ospiti del palco reale: "Barbieri, Kabaivanska, Olivero" - Ma veni! - A Parma giochiamo con tre punte: allenatore Rescigno.

Quando arrivano le presentazioni degli immancabili rappresentanti di regime torniamo a collegarci col Meazza. E ci siamo persi anche il due a zero dell’Italia segnato da Del Vecchio, non c’è storia. Il Trap, grande intenditore d’opera e collezionista di dischi le sta suonando da par suo alla Romania.

Continua il nostro fil-rouge Meazza-Regio, la linea a Mirabella che finalmente ci presenta il primo finalista. Trattasi di un basso russo dal nome piuttosto complicato: Ildar Adrazakov. Prima dell’esibizione di ogni concorrente ci viene presentata una loro piccola biografia. Nella sua Adrazakov dichiara di prediligere Attila perché lo sente simile a sé… cominciamo bene! "Dall’Attila di Giuseppe Verdi:…Mentre gonfiarsi l’anima". Come un sol uomo si alza all’unisono un’esortazione da tutta Orfeo: "Oh mamma, speriamo bene". Il suo è un’Attila bene in salute, la sua pronuncia italiana è decisamente migliore di quella di Ruggero Raimondi che però pronuncia il russo molto meglio di lui. Il ragazzo se la cava piuttosto bene, al punto da farci dichiarare: "questo lo mettiamo di sicuro dalla parte dei cantanti". Non è poco.

La seconda finalista è il soprano argentino Virginia Lorena Wagner, che all’orecchio suona meglio di Alsazia-Lorena ma, con un cognome così, lì a Parma non ha un futuro. Le immagini ce la mostrano al mercato mentre guarda la merce dei banchetti e ci stupiamo che a Parma gli ambulanti vendano già indumenti invernali. La signora indossa un vestitino verdino-fastidio drappeggiato addosso, modello Grecia classica. Esegue "Ah, parli a un core" da "I vespri siciliani". Wagner possiede un’ottima pronuncia come tutti coloro che sono di madrelingua neolatina, è certo più sicura nel registro medio, mentre va in confusione nel registro acuto. Tutto sommato se la cava piuttosto bene fino alla cadenza, e qui cede piuttosto vistosamente. I parmensi possono tirare un sospiro di sollievo, Wagner non vincerà il premio Verdi.

Facciamo un salto al Meazza, e qui siamo sul tre a zero per l’Italia e ci siamo giocati anche il gol di Totti (davanti a lui tremava tutta Roma!). A sentire i giornalisti sembra anche che l’Italia giochi proprio bene: una volta che non la guardiamo, ecco il risultato…

Torniamo a Parma giusto in tempo per ascoltare il terzo finalista, il coreano Jon Won Lee che esegue per noi: "O tu che in seno agli angeli" da "La forza del destino" (che coraggio!). E ci conferma ancora una volta che i tenori sono tutti uguali, da qualunque parte del mondo provengano. L’esecuzione è scolastica, Lee ha l’espressione di un impiegato e canta anche allo stesso modo, vocalmente ci siamo ma sembra non avere la più pallida idea di quello che sta cantando. La colpa non è sua ma di chi gli ha scelto il brano da portare in concorso.

Lo segue un altro coreano, il baritono Kyoo Kang che esegue "Per me giunto il dì supremo" da "Don Carlo", scelta ancora più coraggiosa ed incosciente. Pur cavandosela decisamente meglio del suo connazionale anche lui non capisce un tubo di ciò che sta dicendo, né forse di ciò che sta facendo e forse non era neanche qulla volta lì… Tra qualche anno qualcuno gli dirà che ha partecipato al "Concorso Callas". Comunque è scolastico come il precedente dal quale differisce solo per i capelli che sembrano di plastica. Questi due dalla parte dei cantanti non ce li mettiamo.

Al Meazza intanto il primo tempo si è concluso senza storia sul tre a zero per l’Italia e noi non abbiamo visto neanche un gol.

A Parma Francesca Scaini, soprano italiano è l’ultima finalista e ci canta: "Tu che le vanità" dal "Don Carlo". Finalmente, costei sa quel che si dice ma è come lo dice che non va, non ci siamo, malgrado il pubblico sia in visibilio per l’unica italiana in gara. Con lei abbiamo ascoltato la prima tornata di tutti i finalisti e, sinceramente, ne abbiamo avuto abbastanza, il secondo giro non lo reggeremmo e decidiamo di dedicarci interamente alla partita del Meazza, speranzosi di vedere almeno una volta il Trap che cerca di attirare l’attenzione dei suoi camminando accosciato a bordo campo come un nibelungo e fischiando ripetutamente con i mignoli in bocca, ma purtroppo non avremo questa soddisfazione, anche qui i giochi sono ormai fatti e il risultato non cambierà più.

Passiamo per l’ultima volta la linea a Mirabella, giusto in tempo per assistere alla proclamazione del vincitore: il basso russo Adrazakov. Siamo soddisfatti, è stato decisamente il migliore, la giuria l’ha pensata come noi, anche loro lo hanno messo dalla parte dei cantanti.

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