TOSCA ALLA RADIO

Istruzioni per l'uso:
come fruire il leggiadro sadismo
del maestro Muti come comico florilegio
di sevizie alla tradizione musicale tutta
senza esserne contaminati

I cento anni di Tosca e la prima volta di MUTI in teatro, dopo la rappresentazione in forma di concerto degli anni giovanili a Philadelphia, sono un’occasione da non perdere.

Seduto di fianco alla radio mi sembra di tornare bambino, quando la televisione non c’era e le serate in famiglia si passavano così.

La cronaca è affidata come sempre ad Anna Menichetti che, come al solito, ride continuamente anche senza ragione. Nel foyer prima che inizi l’opera viene chiesto a Natalia Aspesi di raccontare la trama dell’opera che così sintetizza: "una storia con tre vivi e con tre morti". Semplice ma efficace. Poi la Menichetti conclude il primo collegamento con questa frase lapidaria e sibillina: "Puccini era un grande nel cogliere l’essenziale del territorio" !? Era forse un geometra?

Inizia l’opera, l’esecuzione è noiosa da subito, l’interpretazione del MAESTRO MUTI sembra più una colonna sonora per cartoni animati. Immagino un Silvestro colpito da un’incudine mentre insegue Titti e uno svolazzare di uccellini attorno al bernoccolo che gli è spuntato. Immagino anche i Sette Nani che dopo una giornata di lavoro ritornano da Tosca, pardon Biancaneve, saltellando allegramente sul sentiero e così via tra Tom e Jerry, Willy coyote e Bip Bip. Questo è quello che immagino io, spero che non sia anche quello che pensa "Lui", il MAESTRO.

Tutti i recitativi sono tirati via in fretta e furia, quel che conta sono le grandi arie e allora spazio senza ulteriori indugi a Mario Cavaradossi, nella fattispecie il tenore Salvatore Licitra e alla sua lagnosissima "Recondita armonia". Claudio Villa l’avrebbe sicuramente cantata meglio, ma chiunque altro l’avrebbe anche diretta meglio. Il popolo scaligero sembra contentino, accenna un applauso ma il MAESTRO non glielo consente e tira dritto. Il signor Licitra dimostra subito di avere enormi carenze di fraseggio e seri problemi di solfeggio, difetti che conferma nel prosieguo dell’opera. "Gli mancano i fondamentali" direbbe di lui il maestro Nils Liedholm.

Alfredo Mariotti nel ruolo del sacrestano forse riuscirebbe meglio in questa professione che in quella di cantante; per l’amor del cielo questi sono solo sofismi, i veri problemi stanno altrove, ma bisognerebbe almeno evitare di andarsene a cercare degli altri permettendo a certi personaggi di calcare le scene. La signora Guleghina nel ruolo di Tosca e Leo Nucci in quello di Scarpia sono cantanti veri all’altezza del ruolo e della tradizione, quindi sono anche i meno adatti per questa serata stile "Looney Tunes"; inoltre non è loro consentito di andare troppo oltre nella parte, schiacciati da un MUTI sempre incombente e da un’orchestra fracassona e costantemente estranea alla vicenda. La parte peggiore è come al solito quella orchestrale, i tempi del MAESTRO sono stiracchiati o compressi con un bell’effetto "elastico", esanimi o frenetici ma sempre e comunque casuali e noiosi. Questa sera il MAESTRO sembra ispirato dal cinema, l’effetto colonna sonora prosegue infatti per tutta l’opera e a volte la musica potrebbe accompagnare immagini di film di Raffaello Matarazzo, come nel primo atto, altre volte potrebbe benissimo sottolineare certe scene drammatiche di vecchi gialli di Alfred Hitchcock, come nel secondo atto: quello che è certo è che mai si adatta all’opera che si sta rappresentando. Altre volte il MAESTRO pesca a piene mani nei peggiori effettismi da musical hollywoodiano, stile "Sette spose per sette fratelli" per intenderci, che nel suo genere è un capolavoro cinematografico, o "Ziegfeld Follies", o "Bellezze al bagno" con Esther Williams, cui è chiaramente ispirato il tuffo di Tosca nel terzo atto.

Avesse diretto "Il Trovatore" avrei pensato anche ad "Una notte all’opera" dei fratelli Marx, ma quel film è molto più divertente di questa noia.

Ascolto Tosca ma mi vengono in mente i versi di una canzone di Mina: "… i tuoi difetti son talmente tanti che nemmeno tu li sai …", e ormai non vale neanche più la pena elencarli, anche se l’originalità del MAESTRO sta nell’aggiungerne di sempre nuovi.

"E’ come se finora ci fosse stata nascosta un pezzo di orchestra" ha dichiarato candidamente Lorenzo Arruga intervistato in sala nell’intervallo tra il secondo e il terzo atto: di colpo ci sentiamo fortunati ma per non averlo ascoltato fino ad oggi. E tuttavia non è che MUTI ci abbia fatto sentire chissà quali nessi tematici segreti o quali particolari nascosti nella partitura (che nella Tosca proprio non ve ne sono) mettendoli per la prima volta in risalto, ci ha solo fatto sentire più orchestra e più forte. Infatti è stato incredibile il fracasso che il MAESTRO è riuscito ad estrarre in ogni frangente, in particolare nel finale del primo atto che più si presta e non si è certamente fatto sfuggire l’occasione rendendo il Te Deum una vera baracconata. Non vorrei sbagliare ma alla fine dell’atto tra gli applausi mi è sembrato di udire parecchi "buuh" e fischi, confermati a denti stretti persino dai cronisti, anche se la RAI ha prontamente provveduto ad abbassare il livello audio della trasmissione.

"Ha più forte sapore la conquista violenta che il mellifluo consenso …" recita il perfido Scarpia in apertura del secondo atto, il Teatro alla Scala è riuscito a far convivere le due cose consentendo da un lato a Riccardo Muti le reiterate violenze sulle partiture e proteggendolo dall’altro con il mellifluo consenso della maggior parte della critica musicale italiana. Il RITO del MAESTRO si celebra ormai in un teatro divenuto un’attrazione per turisti venduto, tutto compreso, nel pacchetto "viaggio in Italia" dalle agenzie turistiche.

Ma, che sento? stavolta i "buuh" ed i fischi proseguono anche alla fine dell’opera e sono ben udibili: "una frangia tra i tanti consensi" ci rassicurano però tempestivamente i cronisti: mi sembra giusto, altrimenti le povere aziende che hanno sponsorizzato l’EVENTO come fanno ad avere il loro "ritorno d’immagine" se lo spettacolo che hanno profumatamente comprato si rivela un noiosissimo flop.

E intanto la canzone di Mina continua a ronzarmi in testa: "… sei peggio di un bambino capriccioso, la vuoi sempre vinta tu…"

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A cura di Hojotoho!
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