7 dicembre 2000
IL TROVATORE ALLA RADIO

Finalmente ci siamo, l'evento lungo un anno ha inizio stasera. Il Teatro alla Scala dà il via con Il Trovatore al ciclo delle commemorazioni per il centenario verdiano. Un ciclo di dieci opere, di cui solo quattro lasciate a direttori ospiti, tra i quali fanno piu' spicco le assenze delle presenze, e ben sei dirette dall'unico erede della bacchetta di Toscanini, il Maestro Muti, il Direttor dei Direttor di Verdi. La serata evento ha pero' inizio di pomeriggio com'è di recente tradizione Ambrosiano-Mutiana, in modo da consentire ai partecipanti all'evento di poter adire al risotto post-Scaligero o in questo particolare caso di conoscere chi tra Cristina e Maria Antonietta dovrà abbandonare la casa del Grande Fratello. La sigla dell'Euroradio ci distacca da questi profondi pensieri. "C'e' tutto il mondo" dice Anna Menichetti, cui è affidata la cronaca radiofonica, e che come al solito ride mentre parla. La decina di ministri attesa è arrivata a dispetto della Giunta Regionale della Lombardia, lo spettacolo può quindi incominciare. Alcuni dei rappresentanti dello Stato hanno argutamente paragonato Verdi alla Ferrari come simbolo dell'Italianità nel mondo. Ma se Verdi sta alla Ferrari allora Muti sta a Schumacher. Chissa' che partenza dobbiamo aspettarci stasera. Ma la partenza non e' da Gran Premio, stasera si parte dietro la safety-car, ognuno mantiene la sua posizione, niente scatti, niente adrenalina, niente emozioni, tutto e' compitato senza sussulti, piatto e piuttosto soporifero. L'esecuzione ci mette a disagio per il grande senso di disordine generale che si percepisce. Non c'è nulla al posto giusto, ci sono arie con acciaccature esagerate per quantità e intensità, tempi di 3/4 eseguiti come valzerini da operetta tipo Vedova allegra o da Holiday-on-Ice, crescendo e temporali rossiniani, serenate veriste alla O Lola ch’ai di latti la cammisa, accompagnamenti mozartiani e belliniani con scivoloni donizettiani, tarantelle e saltarelli, fraseggi tipici dell'opera napoletana da Pergolesi a Cimarosa, ma gli accenti verdiani dove sono? Il Trovatore per il Maestro e' un grande contenitore di tutto quel che c'e' stato e ci sara' dell'opera, e l'opera per lui e' come il calcio: o anticipa o posticipa, ma non gioca mai in contemporanea.

Dal piattume generale spiccano solo pochi momenti degni di nota, quali la ripresa di "Chi del gitano" che in questa edizione scaligera appare quasi mistica, col coro che sembra andare lentamente a morire verso il fondo del palcoscenico, più o meno come Isotta, nel senso di Isolde. Cosi' come "Ah sì ben mio" eseguita con accenti da messa di Perosi.

E veniamo al nocciolo della serata, al "non problema" che ha tenuto impegnati i commentatori per tutto l'intervallo e il dopo-opera, e la stampa per i due giorni successivi: il do della pira. Era da molto tempo che si sapeva che il famoso do non ci sarebbe stato in questa edizione, ma tutti hanno finto grande sorpresa, si è gridato allo scandalo o al miracolo, e ci sono state contestazioni in sala e fuori. Ma il famoso do mancante è veramente un non problema, o se volete non è che l'aspetto minore del problema, è tutto il complesso che non funziona e in tale contesto questa pira ha meno dignità di un falò della notte di San Giuseppe.

Siamo abbastanza vecchi per avere ricordi migliori, perche' oltre alla tradizione c'e' anche una memoria storica.

Il pubblico definito "irrequieto" dalla Menichetti, invece non gradisce affatto e fischia. Le cronache del giorno dopo narrano che il Maestro abbia detto dal podio: "Non siamo al circo". Sarà anche vero, però il bestiario non manca mai.

Tra il coro di salamelecchi degli intervistati all'indirizzo di Muti e della serata si è udita una sola voce "stonata", quella di Enzo Siciliano che ha detto che i cantanti in sala non si sentivano. Noi non possiamo dir nulla in proposito, perche' purtroppo alla radio li abbiamo sentiti benissimo, soprattutto Salvatore Licitra.

E il Maestro? Il Maestro contestato nel tempio, "soffre", come ha dichiarato amaramente Bruno Vespa intervistato al termine dell'opera.

Per quanto riguarda noi il Maestro invece non ha nulla da temere, non sara' certo l'assenza di un do che farà mutare l'opinione che abbiamo di lui. Con questo Trovatore ci ha invece dato prova di essere pronto per la direzione del Rossini comico, o meglio, ridicolo.

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