Sul destino di Radio Tre

Prima o poi ci toccherà vergognarci del fatto che ci piace Schumann, dovremo stare attenti a dire che ascoltiamo Beethoven e negare con forza di possedere CD della Scuola di Vienna, dato che l'assunto "cultura come comunismo" è ormai divenuto uno slogan per chi sta costruendo una società esclusivamente fondata sul disimpegno.

Chi ama la cultura, chi rivolge la propria attenzione alla curiosità di conoscere, si ritrova ormai ghettizzato e implicitamente colpevolizzato dai giornalisti e dai media vicini ai governi, di qualunque colore essi siano: non possiamo non constatare che da diversi anni si sono moltiplicati gli episodi tendenti ad una semplificazione e ad una omologazione dell'arte e di ogni forma di conoscenza. Troviamo però che negli ultimi tempi questa tendenza sembra essere una preoccupazione delle stesse istituzioni: si sta provvedendo ad una volontaria eliminazione anche delle piccole oasi di resistenza finora scampate alla globalizzazione culturale.

L'ultima di queste iniziative, forse per noi la più penosa, è il radicale cambiamento della programmazione di Radio Tre, in atto ormai da tre settimane. In particolare è cambiata radicalmente la programmazione del mattino, che ha fatto sparire Lucifero, la lettura dei quotidiani stranieri, e Mattino Tre, il tutto sostituito da una lunga trasmissione che si chiama Il Terzo Anello, che prosegue anche dopo le 14.00 inserendosi in Fahreneith, trasmissione sopravvissuta ai tagli insieme alla Barcaccia e a Hollywood Party. La nuova trasmissione è monotematica, poiché ogni settimana sceglie un argomento. La prima settimana il tema è stato Mozart. Tra una canzonetta e tra un brano di jazz tra i più retrivi ogni tanto appariva un brandello, corto per carità, di musica di Mozart, messo lì quasi scusandosene, senza logica, senza filo conduttore, con il solito discorsetto introduttivo che giustifica l'ascolto senza ironia, senza calore, senza amore: un vero fallimento a livello di comunicazione. La settimana successiva è toccato al tema delle Prime Donne, e lì è stata la sagra del jazz da night-club anni cinquanta, che sembra sia il genere preferito dai nuovi gestori della radio. Poi hanno fatto anche ascoltare Maria Callas che cantava "Casta diva", per fare vedere che erano in tema. A metà mattina c'è Le voci della storia, una trasmissione in cui uno speaker annuncia l'ascolto di una voce "storica" parlante, seguito da un brano musicale, quasi sempre una canzoncina, senza alcun legame con il personaggio che ha parlato prima. Umiliante.

Che bisogno c'era di togliere anche questi programmi intelligenti dai palinsesti della radio? Ci sono dozzine di radio, alcune molto belle, che trasmettono programmi "leggeri", con musiche gradevoli e non necessariamente impegnate. Perché hanno voluto cancellare uno spazio di libertà che scandiva gradevolmente le giornate di così tante persone, che ancora non si rassegnano all'omologazione e all'appiattimento?

Chiediamo ai nostri lettori di intervenire su questo tema, promettendo di girare tutti gli interventi agli attuali responsabili della nuova programmazione, nonché a tutti i quotidiani che già da qualche giorno stanno pubblicando lettere e interventi di protesta.

Associazione Culturale Orfeo nella rete

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