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"La libertà devo, se la voglio, difendermela e pagarmela
personalmente giorno per giorno, ora per ora."
(Ennio Morlotti)

Con questa presentazione inauguro una rubrica che trova accoglienza nel sito di "Orfeo nella rete". Mi aspetto che nella continuità di questa accoglienza possano emergere e perfezionarsi le linee del progetto che la anima e che si ripromette di cercare nel dialogo coi suoi lettori un motivo fondamentale per le diverse sollecitazioni che verranno a interloquire con chi scrive. Innanzi tutto sarà bene dire che l’interesse fondamentale consiste nel recupero attivo della letteratura come valore sociale, come strumento d’indagine non solo sullo stato delle questioni che ne regolano l’organismo interno ma anche sulle implicazioni antropologiche, se non è troppo, che riguardano la letteratura e il suo ruolo nella società civile, nel disegno della storia contemporanea, quanto mai bisognosa di scoprire, o riscoprire addirittura, i propri presupposti culturali ed etici.

Non sembri inopportuna questa precisazione. Fin troppo siamo abituati a considerare quello letterario un discorso "a latere", alimentato da una presunta provvisorietà, da una volontà di perseguire fini e risultati che sembrano divergere dal fuoco di altre controversie. Oggi certo non ne mancano, ma intanto mi preme sottolineare che tanta parte della difficoltà di queste dipendono da una progressivo, ancorché latente, impoverimento delle risorse concettuali la cui responsabilità non è soltanto da ascrivere al noto adagio dello scarso successo della lettura, sia in senso didattico-pedagogico sia in senso sociale, come abito comportamentale. Non solo di questo si tratta. C’è un limite quasi insuperabile per noi oggi nell’affrontare il ragionamento articolato e ricco offerto dalla letteratura. Il paradiso rasserenante delle "belle lettere" ci appare sempre più distante, una sorta di Arcadia remota, che non ha punti di contatto con la realtà. Un’isola, diciamo, circondata dal mare della realtà che tuttavia proprio con quel mare ha punti di contatto e da cui trae, se vogliamo, la propria natura insulare. Il mio intento sarà di volta in volta di cercare di dimostrare che non si tratta affatto di una realtà insulare, quanto piuttosto di una realtà sempre in divenire e la cui geografia accoglie senz’altro la nostra, ha a che fare con noi e ne determina semmai essa confini e prospettive.

Se è vero, come scrive Hans Blumenberg, che il carattere di coinvolgimento descrive in maniera opportuna il posto dell’uomo post-rinascimentale e moderno, appare evidente che è proprio di questo coinvolgimento di cui bisogna occuparsi. Coinvolgimento che va letto appunto nei termini di una verità sociale della letteratura, soprattutto nell’attuale tramonto delle ideologie, come si sostiene da più parti –forse più per alibi che per effettivo decadimento di esse. L’altro aspetto del problema che va immediatamente segnalato è quello di una militanza, di una presa di posizione, questa sì, ideologica, quasi a voler rinverdire stagioni passate e precisate storicamente. Ciò che invece appare opportuno è ricominciare ad occuparsi della letteratura, quantunque minacciata per l’ennesima volta dal pregiudizio della sua morte come della morte dell’arte nel suo complesso, per ribadirne invece la vitalità e l’attualità. Si tratta di uscire dalla logica della commemorazione per affermare, al contrario, che la letteratura gioca un ruolo ancora predominante, e che il bisogno di letteratura, invece di essere considerato una "sovrastruttura", è parte viva della nostra attività, del nostro modo di essere e di pensare.

L’esigenza, a questo punto, è di pensare alle cose in un modo differente. Più di tutto mi preme affermare, ed è la cosa di cui vorrei convincere chi leggerà, è la situazione della letteratura nei termini di una "filosofia dell’ospitalità", cercando di instaurare di volta in volta una conversazione tanto col testo preso in esame quanto con coloro che vorranno discuterne con me, comunque la pensino. Non disponendo attualmente di migliori esempi dal dibattito culturale dei nostri giorni, spesso di dubbio gusto o diplomaticamente appiattito su ciò che va per la maggiore, credo che questa filosofia dell’ospitalità dovrà essere costruita –ecco tornato il punto di partenza-, dai diversi contributi che verranno a chiedere ospitalità in queste pagine. Non intendo alludere ad un "forum" di discussione, ma vorrei piuttosto creare un disegno coerente da quelle che sono le "carte sparse". In fondo, mi piacerebbe vedere "raccolto in un volume" ciò che per l’universo (anche mediatico) si squaderna, riportare la "terza pagina" dei quotidiani cartacei sulla pagina virtuale (metafora straordinaria anche di quello che è il discorso sul rapporto fra senso e scrittura).

Dal punto di vista redazionale, le pagine di "Carte sparse" compariranno con cadenza all’incirca mensile a partire dall’ottobre di quest’anno. A seconda delle sollecitazioni che troverò, cercherò di esaminare un singolo testo o un’opera immaginandone anche il valore pedagogico, cioè che cosa davvero possiamo imparare da un testo e in che modo questo apprendimento contribuisca a sollecitare la nostra vita intellettuale in altri contesti, quale sia il ruolo del sapere e in che modo questo sapere diventa nostro e, perciò, un valore sociale da comunicare e condividere nella comunità di cui facciamo parte. C’è bisogno anche del "divertimento" intellettuale, di un guardare altrove dalla consuetudine, quanto mai rigoroso, non c’è dubbio, ma svincolato dalla logica banale dell’ottenere nel concreto una corresponsione di quanto si fa. A me pare, infatti, che coltivare l’umanità –come afferma Martha Nussbaum- abbia a che fare con il recupero di una didattica "socratica", di un esame delle convinzioni e delle idee che vi stanno dietro. Imparare, insomma, è per lo meno capire cosa sappiamo veramente e cosa invece non sappiamo affatto. Ciò dovrebbe renderci maggiormente responsabili in altri contesti, come il significato di "verità sociale" dovrebbe suggerirci.

Spero che questo progetto trovi interessi e adesioni, e di ciò non posso intanto che ringraziare coloro che per primi hanno praticato con me la filosofia dell’accoglienza, cioè la communitas di Orfeo nella rete, sperando, infine, di non risultare affatto un ospite ingrato.

Francesco Giardinazzo

Associazione culturale Orfeo nella rete
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