Intervista al maestro Ottavio Dantone

Conversare con Ottavio Dantone, direttore dell’accademia Bizantina, ci ha offerto la possibilità di gettare lo sguardo sul passato, sul presente e sul futuro della ricerca che riguarda la filologia musicale: l’esperienza degli ensemble italiani, che si intreccia con l’apporto che il nostro Paese ha dato alla storia della musica, soprattutto nel periodo barocco, è stato il particolare punto di vista dal quale articolare questa riflessione.

Domanda: La recente scomparsa di Gustav Leonhardt può essere anche un motivo di riflessione su questi decenni di ricerca sulla Aufführungspraxis [prassi esecutiva]. Cosa hanno significato per voi della generazione successiva i musicisti che hanno dato avvio a queste nuove prospettive di esecuzione e ascolto e in cosa avete avvertito l’esigenza di andare oltre i percorsi che essi avevano tracciato?

Risposta: Gustav Leonhardt, come altri della sua generazione come ad esempio Harnoncourt, hanno rappresentato per me e tanti altri un modello, soprattutto per quanto riguarda la consapevolezza di affrontare la musica antica da un punto di vista musicologico e scientifico.
Prima di questi pionieri, la musica barocca veniva eseguita non solo su strumenti moderni o inadeguati, ma soprattutto seguendo una logica esecutiva basata sul gusto del proprio tempo.
Questo non permetteva di comprendere appieno il significato e le emozioni della musica del passato. Si é visto che la conoscenza dei codici espressivi e del linguaggio dell'epoca, con il conseguente uso degli strumenti antichi ha favorito la fruizione da parte di esecutori e pubblico, e posto le basi del successo universale che ha oggi la musica antica. A noi delle successive generazioni resta l'obbligo di andare oltre e approfondire sempre di più la ricerca di fonti, partiture inedite ecc., compito questo oltretutto facilitato oggigiorno dalla telematica, che mette a disposizione informazioni che fino a pochi decenni fa richiedevano lunghissimo tempo da spendere nelle biblioteche.

D: A suo avviso quali nuove sfide si aprono alla ricerca sulla prassi esecutiva?

R: A mio parere la vera sfida é quella di mantenere la sincerità e l'onestà intellettuale nell'affrontare questo lavoro.
Purtroppo il cosiddetto "star sistem" ha condizionato negli ultimi anni anche il mondo della musica antica. Il rischio é quello di seguire l'istinto di compiacere il pubblico e cercare l'effetto a tutti i costi, anche a discapito del significato della musica.
Come dicevo prima, oggi abbiamo notevoli mezzi per approfondire la ricerca sulla prassi esecutiva, ma paradossalmente questa facile accessibilità può generare anche superficialità e ricerca di facili scorciatoie nell'affrontare lo studio e l'esecuzione pubblica.
Continuare a studiare per migliorarsi, comprendere e far comprendere agli altri richiede sacrificio. Questa é una vera sfida.

D: In che modo l’Accademia Bizantina ha contribuito allo stile interpretativo italiano relativamente al repertorio barocco?

R: Non solo noi, ma molti altri gruppi del nostro paese, negli ultimi vent'anni, hanno contribuito al fatto di permettere agli Italiani di riappropriarsi del proprio repertorio. Fino quasi alla fine degli anni ottanta la musica con strumenti originali era quasi completamente ad appannaggio dei gruppi e delle orchestre barocche straniere, grazie anche al fatto che olandesi, inglesi ed altri avevano avviato per primi il processo di rivoluzione ed evoluzione della musica antica.
Accadeva quindi che non solo in Europa, ma anche in Italia, erano quasi solo i gruppi stranieri a essere presenti nei cartelloni e soprattutto a livello discografico.
Gradualmente i gruppi di casa nostra hanno raggiunto un livello tecnico e stilistico tale da essere oggi molto richiesti in tutto il mondo.

Nel sei settecento il linguaggio musicale, e in generale il gusto, si sono sviluppati soprattutto in Italia e attraverso la lingua del nostro paese. Possiamo dire che i musicisti italiani sono naturalmente facilitati nella comprensione del testo, soprattutto per quanto riguarda il repertorio italiano. Sono quindi in grado di trasmettere emozioni più vere, profonde e anche immediate. Questo é recepito chiaramente dal pubblico e dai promoters di ogni paese, e ha così permesso di divulgare nel mondo le nostre tradizioni musicali e i nostri caratteri artistici peculiari.

D: Si ha la sensazione che molte esecuzioni che seguono la prassi dell’epoca siano estremamente moderne: come spiega questa apparente contraddizione?

R: La musica barocca vive attraverso innumerevoli codici retorici. Si può affermare che l'emozione che trasmette sia stata pianificata già sulla carta al momento della composizione. La comprensione di questi codici da parte dell'esecutore permette di toccare anche profondamente l'animo dell'ascoltatore.
Come dicevo prima decenni di studio sulla prassi e la retorica musicale ci hanno aperto un vocabolario nascosto di espressioni, affetti, emozioni quindi che siamo in grado di capire e veicolare. Quando la musica antica veniva eseguita con strumenti musicali ed espressivi non consoni, veniva spesso fraintesa e considerata banale o noiosa.
Ascoltando oggi un'esecuzione corretta (che spesso può prevedere effetti espressivi anche estremi) la consideriamo moderna perché in realtà la comprendiamo.
Oggi ci emozioniamo, ridiamo, odiamo, piangiamo esattamente come un tempo. La musica barocca può essere un veicolo di queste emozioni, basta farne rivivere il senso.

D: Lei ha lavorato anche con musicisti provenienti da altre tradizioni (pensiamo ai Concerti Branderburghesi di Bach con la concertazione di Claudio Abbado): in base a queste esperienze ritiene che sia possibile un dialogo tra modelli esecutivi differenti?

R: Negli ultimi dieci anni moltissimi musicisti di estrazione cosiddetta "moderna", si sono avvicinati ai modelli esecutivi filologici, alcuni incuriositi dalla presa che hanno avuto sul pubblico, altri perché hanno intuito intelligentemente che una lettura secondo certi criteri risultava più convincente. Nel caso dei Brandemburghesi con Abbado abbiamo utilizzato strumenti moderni, ma Claudio ha chiamato attorno a sé e alla sua Orchestra alcuni amici esperti di musica antica. Mi preme sempre chiarire che, pur essendo io un filologo, considero lo strumento antico importantissimo, ma pur sempre uno strumento. La cosa più importante, ripeto, é la comprensione del linguaggio musicale, della sua grammatica del suo lessico
Si può suonare benissimo con strumenti moderni o malissimo con quelli antichi.
Anche se, é ovvio, con lo strumento adatto, pensato in origine per esprimere le proprie emozioni, é tutto più facile.
Penso che in futuro la distanza che ha separato per decenni "moderni" e "barocchisti" si ridurrà sempre di più...

D: Da qualche mese è uscito il cd Sinfonia, dedicato ai brani strumentali delle cantate di Bach: quale progetto è alla base di questo lavoro?

R: Le oltre duecento cantate di Bach contengono diversa musica strumentale, in parte frutto di trascrizioni o elaborazioni di opere precedenti, in parte composte per l'occasione.
Ho pensato di raccogliere e far ascoltare queste meraviglie nel loro insieme, anche perché non si hanno molte occasioni di ascoltare tutte le cantate di Bach.
In questo modo si ha una interessante panoramica della sua concezione compositivo-strumentale in ambito sacro, si ha l'opportunità di gustare musica splendida meno conosciuta e inoltre si possono ascoltare trascrizioni di brani già noti, presentati da Bach in altra veste timbrica, spesso arricchita da nuovi strumenti.
Ne viene fuori un disco di incredibile varietà, tutto composto di capolavori.

D: A marzo dirigerà Rinaldo di Händel con la ripresa dell’allestimento di Pier Luigi Pizzi del 1985: quale differenza c’è per Lei tra costruire l’interpretazione dell’impianto drammaturgico di un’opera barocca lavorando insieme al regista o partendo da un testo registico preesistente?

R: Poter costruire uno spettacolo dall'origine, in collaborazione tra regista e direttore é un privilegio che non sempre si può avere.
Comunque il Rinaldo di Pizzi non é per me una novità, avendolo già diretto alcuni anni fa alla Scala. Inoltre credo che non sia l'interpretazione musicale a costruirsi in base all'impianto drammarurgico ma il contrario.
Pizzi, che é un regista di grande intelligenza e cultura, grande esperto del Sei-settecento, ha costruito a suo tempo un spettacolo moderno e perfettamente barocco insieme, rispettosissimo del testo musicale e capace di esaltarlo con immagini e suggestioni scenografiche di eccezionale fascino.

Stefania Navacchia

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